Taiwan: i rischi del riavvicinamento Pechino-Taipei

La firma, martedì 29 giugno 2010, di un accordo-quadro di cooperazione economica (Economic Cooperation Framework Agreement, o ECFA) tra Pechino e Taipei segna una nuova tappa nella liberalizzazione degli scambi economici tra le due rive dello stretto di Formosa, ma anche del loro riavvicinamento politico.
È evidente che, sul piano commerciale, quest'accordo è prevalentemente favorevole a Taiwan.
La maggior parte dei settori economici dell'isola potrà trarre grandi benefici dalla soppressione dei dazi doganali (petrochimica, informatica, trasporto, ecc.).
Inoltre, banche e compagnie d'assicurazione taiwanesi potranno accedere più facilmente al mercato della repubblica popolare cinese.
Si ritiene che quest'accordo implichi una crescita supplementare di quasi il 6%, da qui al 2020.D'altra parte, la ECFA dovrebbe anche favorire i negoziati per accordi di libero scambio tra Taiwan ed i suoi principali partner asiatici e in generale dall'elezione del presidente Ma Ying-jeou, e dal susseguente ritorno al potere del partito nazionalista Kuomintang (KMT) nel 2008, l'apertura dei collegamenti aerei diretti tra Taiwan e Cina, la moltiplicazione degli accordi ufficiali tra Pechino e Taipei e l'arrivo in massa di turisti cinesi hanno portato un supplemento d'attività che è stato bene accolto dalla società insulare.
Tuttavia, l'ECFA deve anche essere percepito come un accordo politico che, in mancanza della negoziazione di un trattato di pace o di meccanismi di costruzione di fiducia, simbolizza un riavvicinamento senza precedenti tra Pechino e Taipei: presentato da entrambi le parti come una grande vittoria, accelera un'integrazione economica tra le due rive del distretto che non è priva di pesanti rischi per Taiwan.
Innanzitutto, alcune delle industrie in declino, in modo particolare le piccole e medie imprese (dai produttori di giocattoli, una volta vanto di Taiwan, all'elettronica di consumo passando per il settore tessile e arrivando a quello metalmeccanico) soffriranno e vedranno probabilmente accelerare la loro scomparsa.
Certo, l'agricoltura resterà protetta ma il suo costo rischia di apparire sempre più proibitivo.
La dipendenza di Taiwan, poi, già forte in relazione al mercato cinese (41% delle sue esportazioni), aumenterà ulteriormente (62% da qui al 2020), proprio nel momento in cui i costi di produzione nell'isola aumentano rapidamente, creando nuove incertezze riguardo agli immensi investimenti taiwanesi già realizzati (stimati a 150 miliardi di dollari e che rappresentano circa i due terzi dell'insieme degli [...]

Leggi tutto l'articolo