Teatro Nuovo a Parigi

Paris, Pont Alexandre III Osservo l’acqua che scorre increspandosi sotto i miei piedi, è pieno di gente.
Mi sento una piccola Amélie (non avete ancora visto quel film, noleggiatelo! Anzi, compratelo! Meglio tenerlo in casa, all’occorrenza.
Io ho fatto il tremendo errore di perderlo tra le mani di un cretino!!!).
Parigi mi fa bene, sono serena.
Ho pranzato in un bistrot piccolino, con la distesa estiva (il clima permette ancora di farlo), baguette beurre et jambon, eau pétillante e caffè espresso (sono ancora attaccata alle radici, grazie a Dio!).
Dietro a Montmartre, nel quartiere degli artisti, mi sono fermata davanti a un bellissimo paesaggio ad olio, senza cornice.
Tutt’intorno brulicava di turisti e mi divertiva pensare che, un tempo, quel quartiere “di tendenza” non era che campagna.
Mi sono risvegliata dalla “trance” e ho guardato l’orologio: trasalendo ho realizzato che dovevo scappare verso la metrò, ero in ritardo alle prove (e Antigone non può aspettare!!).
Mentre mi affretto a sgattaiolare via per le stradine in ciottolato, il mio braccio viene stretto in una morbida presa.
Mi giro.
E’ un giovane belloccio, con la camicia abbottonata male e sporca, che mi guarda con occhi spalancati e adoranti.
“Oui? Est que je peux Vous aider??”, faccio con titubanza.
Mi spiega che vuole farmi un ritratto.
“No sono in ritardo”, lancio un’occhiata nuovamente all’orologio “Je regrette”; in effetti non ho neanche molti soldi con me, non mi piace portare con me grosse cifre, in metropolitana.
“No, se è per i soldi, non fa niente.
Voglio farlo comunque, La prego mademoiselle, Lei ha un profilo très jolie! Voglio usarlo per un quardo!” “Ma non posso, davvero, vraiment, “mi divincolo dalla stretta “ devo davvero andare o mi uccideranno” e mentre parlo quello abbozza uno schizzo con un pezzo di grafite, su di un foglio lercio di colori e carboncino.
“E va bene, ma ripassi domani, o dopodomani, devo rivederla! Capito? Ripassi domani!” E mi stringe la mano prima ancora di aver potuto aprire bocca per replicare, lasciandovi un pezzetto di carta estratto nervosamente dalla tasca del camice insozzato.
“Mi raccomando, domani la vedrò qui, aspetterò tutto il giorno, Au revoir, mademoiselle!” Se ne và, veloce come un topo.
Una signora grassa con un enorme cappello rosa, farcito di piume mi passa davanti, travolgendomi, bestemmiando qualcosa in un francese peggiore del mio e non riesco più a scorgere quel giovanotto sporco di tempera e con le mani nere di china e grafite.
“Je [...]

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