Teoria del paesaggio maldiviano – da 2 a 1 dimensione

L'aereo, come sempre, se non casca prima, atterra.
E' in questo momento in cui si scende al suolo, o meglio al livello del mare, che il paesaggio maldiviano subisce una profonda trasformazione prospettica: quello che era sotto, il marezzato multicolore mare, fugge all'infinito; quello che era sopra, il cielo, proprio in questo infinito si ricongiunge al sotto.
Tutte le cangianti gocce di colore che segnano atolli e isolotti corrono verso il punto di fuga prospettico, congiunzione di sopra e sotto.
Le due dimensioni "davanti/dietro" e "destra/sinistra" del paesaggio aereo sono perdute, fuse in un'unica curva linea unidimensionale, quello che chiamiamo orizzonte, che in un arcipelago è incontro di mare e cielo.
Si potrebbe sostenere che il paesaggio è ancora bidimensionale, fatto di "alto/basso" e "destra/sinistra".
E' un'illusione perché l'alto è solo terso cielo azzurro e il basso solo increspato mare blu.
Ricordate l'elevazione massima è di 2 metri sul livello del mare, circa la mia altezza.
Il paesaggio si addensa appena sotto o sopra l'orizzonte, allungando un braccio e traguardando tra pollice ed indice tesi, potremo constatare che occupa appena qualche centimetro a cavallo dell'orizzonte.
In questo spessore di pochi centimetri: c'è tutta la mutevolezza dei colori del mare ridotti a sottili linee parallele all'orizzonte e ad esso immediatamente sottostanti; c'è il candore di strisce sottili di bianco delle sabbie emerse che appena invadono il cielo essendo ad esso tangenti; c'è la patetica intrusione nell'azzurro del cielo del verde della vegetazione che in spessore guadagna appena qualcosa di più del bianco.
Paesaggio sparito, arrotolato sulla netta linea dell'orizzonte. 

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