Terremoto Elettorale

All'indomani della tornata elettorale sfido chiunque, anche i più affezionati elettori del popolo della libertà, ad immaginare un risultato come quello che si è avuto.
La portata storica e politica del voto del 13 e 14 aprile è grande e va esaminata attentamente, nelle cause e nelle conseguenze (immaginabili).
Innanzi tutto, un dato chiaro è che si è avuta una semplificazione all'interno del Parlamento che nemmeno i più ostinati sostenitori del bipolarismo avrebbero mai immaginato.
Siamo con delle camere ridotte all'osso quanto a numero di gruppi parlamentari: certamente un bene.
Altro elemento che risulta principe assoluto della battaglia elettorale è l'ampia maggioranza di senatori e deputati ottenuta dal PdL: i numeri per attuare il programma ci sono tutti, sarà questione di bilanciamento ottimale dei pesi lungo l'asse Lega Nord-PdL.
I padani, direttamente dalla voce del loro leader hanno fatto sapere, cosa poi non troppo sorprendente - nel senso che si conosceva già da lunghi anni - che i provvedimenti che andranno attuati "senza se e senza ma" sono nell'ordine: 1.
federalismo fiscale, 2.
aiuto al potere d'acquisto delle fasce deboli della società, 3.
tolleranza zero verso l'immigrazione clandestina e criminale.
Incidentalmente si inseriscono tra questi grandi temi il salvataggio in qualche modo di Malpensa e, di riflesso, un importante intervento per prendere dai capelli le sorti di Alitalia.
Mi auguro vivamente che non si pongano contrasti interni che possano in qualche modo rallentare l'azione di governo, perchè adesso è finito il tempo dei giochi: le campagne elettorali sono mediatiche, è show, adesso al Paese servono interventi: strutturali, decisivi, impopolari se serve.
Le pre-condizioni perchè si possa attuare quanto illustrato in campagna elettorale da parte del PdL ci sono tutte: ampia maggioranza a prova di transfugo, semplificazione parlamentare, personaggi già testati da indirizzare ai ministeri.
Sarà tutto rose e fiori? Non credo.
Quello che hanno detto le urne va letto attentamente, infatti gli elettori hanno detto: che la Lega ha coperto il vuoto lasciato dalle forze di sinistra radicale presso i cancelli delle fabbriche (punto sul quale tornerò in seguito), in alcune zone la Lega è partito da 35% e questo peserà, e non poco, nella dialettica interna.
Le riforme istituzionali che vogliono sono chiaramente tutte incentrate su quel federalismo fiscale che faccia una redistribuzione dei redditi mediante tassazione che ricadano all'interno del territorio in cui è stata prodotta la [...]

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