Terrorismo, l'Europa alla prova

L’Europa ha vissuto il suo 11 settembre e ora deve dotarsi di una strategia autonoma e convincente per proteggere i suoi cittadini contro il terrorismo internazionale.
Non si tratta più di aderire con maggiore o minore fiducia alle iniziative intraprese dagli Stati Uniti d’America, ma di assumersi la responsabilità politica e morale di contrastare il fenomeno dentro e fuori i confini del vecchio continente.
I nostri governanti dovranno prendere decisioni trasparenti di fronte a popoli che hanno diritto di essere compiutamente informati delle motivazioni di ogni scelta e che hanno dimostrato negli ultimi anni di non voler sposare tesi precostituite neanche per rispetto della propria appartenenza ai diversi schieramenti politici.
I cittadini europei meritano uno sforzo adeguato per comprendere, al di là di ogni forma propagandistica, dove ha le sue radici il terrorismo islamico, quali sono gli obiettivi politici che persegue, quali sono le forme di sostegno economico e popolare che riceve.
Negli Stati Uniti, complice un sostanziale disinteresse dei cittadini americani per le questioni di politica estera, tanto più se riferite a regioni lontane della terra, il problema è stato affrontato all’indomani dell’11 settembre sull’onda di una forte emotività generale con analisi del tutto superficiali, sostenute in coro da un gruppo di intellettuali ideologicamente vicini alla Casa Bianca, senza il conforto di esperti conoscitori di quei popoli e di quelle religioni.
Perfino quando con una certa disinvoltura si è voluta affermare la correlazione tra terrorismo e Iraq, la guerra è stata mossa sulla base di informazioni dell’intelligence che si sono rivelate false, per esempio riguardo alle armi di distruzione di massa, o completamente fuorvianti, come per le dinamiche del dopoguerra.
L’Europa non può permettersi errori del genere non fosse altro che per il fatto che il bacino del Mediterraneo sul quale si affacciano i popoli, le culture e le religioni coinvolte in questo conflitto è il cuore del suo passato, del suo presente e del suo futuro.
Si abbandoni dunque l’idea folle dello scontro di civiltà e si vada alla ricerca delle cause che hanno armato le mani assassine cercando prima di inquadrare il fenomeno, per poi circoscriverlo ed eliminarlo in collaborazione con la larga maggioranza dei popoli musulmani che nulla hanno a che spartire con queste forme di estremismo.
Quando sono emerse le gravi difficoltà americane in Iraq si è scoperto che la Cia non aveva collaboratori di lingua araba e di cultura [...]

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