Terza predica di Quaresima di padre Raniero Cantalamessa

"La carità sia senza finzione" ROMA, venerdì, 8 aprile 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo della terza predica di Quaresima di padre Raniero Cantalamessa, O.F.M.
Cap., predicatore della Casa Pontificia, pronunciata questo venerdì mattina nella Cappella “Redemptoris Mater” alla presenza di Papa Benedetto XVI.
Il tema delle meditazioni quaresimali è “Al di sopra di tutto vi sia la carità” (Colossesi 3, 14).
La due prediche precedenti hanno avuto luogo il 25 marzo, e il 1° aprile.
* * * 1.
Amerai il prossimo tuo come te stesso È stato notato un fatto.
Il fiume Giordano, nel suo corso, forma due mari: il mare di Galilea e il mar Morto, ma mentre il mare di Galilea è un mare brulicante di vita, tra le acque più pescose della terra, il mar Morto è appunto un mare “morto”, non c’è traccia di vita in esso e intorno ad esso, solo salsedine.
Eppure si tratta della stessa acqua del Giordano.
La spiegazione, almeno in parte, è questa: il mare di Galilea riceve le acque del Giordano, ma non le trattiene per se, le fa defluire in modo che esse possano irrigare tutta la valle del Giordano.
Il mar Morto riceve le acque e le trattiene per se, non ha emissari, da esso non esce una goccia d’acqua.
È un simbolo.
Per riceve amore da Dio, dobbiamo darne ai fratelli e più ne diamo, più ne riceviamo.
È su questo che vogliamo riflettere in questa meditazione.
Dopo aver riflettuto nelle prime due meditazioni sull’amore di Dio come dono, è venuto il momento di meditare anche sul dovere di amare, e in particolare sul dovere di amare il prossimo.
Il legame tra i due amori è espresso in maniera programmatica dalla parola di Dio: “Se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” (1 Gv 4,11).
“Amerai il prossimo tuo come te stesso” era un comandamento antico, scritto nella legge di Mosè (Lev 19,18) e Gesù stesso lo cita come tale (Lc 10, 27).
Come mai dunque Gesù lo chiama il “suo” comandamento e il comandamento “nuovo”? La risposta è che con lui sono cambiati l’oggetto, il soggetto e il motivo dell’amore del prossimo.
È cambiato anzitutto l’oggetto, cioè chi è il prossimo da amare.
Esso non è più solo il connazionale, o al massimo l’ospite che abita con il popolo, ma ogni uomo, anche lo straniero (il Samaritano!), anche il nemico.
È vero che la seconda parte della frase “Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico” non si trova alla lettera nell’Antico Testamento, ma essa ne riassume l’orientamento generale, espresso nella legge del taglione [...]

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