Tesina 7 di 7: Business sulla salute altrui

"“Quand'è nato Francesco sembrava andasse tutto bene.
Dalle mani dell'ostetrica però viene direttamente portato in incubatrice.
La madre l'ha intravisto appena.
Al bimbo manca un rene, i ventricoli del cuore hanno disfunzioni gravi, l'ano è imperforato.
Ma se lo guardi, il piccolo però sembra perfetto, sgambetta, ha un viso sereno.
Il primario del reparto incontra il padre: "Questa settimana è già il terzo bambino nato con molteplici malformazioni", dichiara, quasi che il dato elevato avesse portato queste nascite ad apparire ordinarie, casi che quindi non stupiscono e non spaventano i medici.
Ai genitori bisogna dare una spiegazione che non li faccia sentire in colpa per i problemi del loro figlio e il motivo che si concede è "ammettere che anche la malformazione è una normalità.
Senza troppe tragedie".”   Così esordisce il giornalista e scrittore Roberto Saviano in un articolo dell’Espresso pubblicato il 2 giugno 2007, un articolo che lo vede apparentemente distante dalle tematiche che avrebbero fatto un anno dopo la fortuna del suo libro Gomorra.
In realtà la mafia c’entra, eccome.
Se infatti, ai tempi di Borsellino, Falcone e del loro Maxiprocesso Cosa Nostra si arricchiva grazie soprattutto al traffico di droga e stupefacenti vari, oggi il “business” è di ben altro tipo, e nuoce alla salute dei cittadini molto più di un po’ di eroina, basta leggere i freddi dati proposti dall’articolo:   “V'è un dato, però, uno in particolare, che lascia la bocca senza saliva.
L'80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale.
È un dato che prende allo stomaco, che quando lo ascoltano le madri è come se maledissero di aver concepito il bambino nella loro terra, si vorrebbe scappare, tornare indietro.
La storia dei rifiuti potrebbe essere fatta attraverso le biografie dei malati di cancro, attraverso i territori dell'entroterra che prima coltivavano ortaggi e ora raccolgono rifiuti d'ogni genere.
Napoli e la Campania ciclicamente e ciclicamente si gonfiano di tonnellate di spazzatura.”   Impressionante.
Ma le organizzazioni mafiose militanti in Campania, e non solo, come hanno fatto a costruire un business sulla pelle dei bambini? A raccontarlo è un collaboratore di giustizia, un pentito a cui nemmeno i magistrati vollero credere inizialmente, ecco cosa dice l’articolo a tal proposito:   “Non c'è stato un momento in cui i rifiuti hanno smesso di essere - come si evince in un'intercettazione di un imprenditore dei rifiuti del clan Fabbrocino: "Business [...]

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