The Kickboxer

  Prima di salire sul ring c'è sempre silenzio.
Non fuori, ma dentro di te, un silenzio opprimente, un silenzio che riesce ad essere l'urlo più forte di tutti.
Provi sempre a concentrarti, ma sai che tanto quando sarai là, faccia a faccia col tuo avversario, ogni ragionamento razionale svanirà, lasciando il posto all'istinto e alla superiorità tecnica e fisica.
Pensare, in certi momenti, rende deboli.
Tutta le gente intorno a te è venuta per assistere.
Tutti si aspettano di assistere a uno show indimenticabile, a una battaglia divertente.
E tu, quando sei lì, desideri quasi essere uno di loro, Dio, perchè non ho fatto il ragioniere, perchè ora non sto a casa a guardarmi la partita in tv o ad accudire due marmocchi, Dio, perchè.
Desideri non trovarti nei panni di chi dovrà far da catalizzatore dell'attenzione generale.
Inizi a dubitare di te stesso.
Ma dura poco.
Ritrovi il coraggio e la forza necessaria ad essere colui che avrà tutti gli occhi puntati addosso.
La forza del combattente, la fiducia nei tuoi muscoli, nella tua mente, nel tuo cuore, pieno di vecchie ferite, quasi fosse un veterano di mille e più battaglie.
Troppe, ne ha dovute sopportare, quel vecchio leone.
Ma nonostante tutto continua a spingere.
E mente sei impegnato a cercare di concentrarti, qualcuno entra nel tuo spogliatoio e ti chiama con un nome che non ti suona.
Sembra quasi che stia chiamando un marziano, non ti chiami più così, Roberto? E chi è Roberto, non sono io.
Mai stato.
Mai chiamato così.
Invece sei tu, figlio di puttana.
Stringi meglio le fasce attorno alle mani.
Esci.
Non è certo il Palazzetto dello Sport più imporante d'Italia.
E' una palestra, anche abbastanza vecchia.
E tu non sei Primo Carnera.
Sei Roberto Veronesi, kickboxer che si fa strada a pugni nella vita, perchè la vita non ti ha mai regalato niente e perchè, in ogni caso, è l'unico modo che conosci per andare avanti.
Gli attimi dopo non li ricordi bene.
Sei distaccato, quasi se ti vedessi da una delle sedie ai bordi del ring.
Ma ricordi la tensione prima di iniziare l'incontro.
Quel guardarlo negli occhi.
Quel suo modo di atteggiarsi da cazzo di campione del mondo.
Quel suo sguardo glaciale.
Ma importa? Non sono gli occhi a ferire.
Non su questo ring, dove l'orgoglio e la forza di un uomo hanno l'ultima parola e determinano vincitori e vinti al posto di limousine e smocking da ottocento fantastiliardi di dollari.
Qui o si è uomini, o non si sale proprio.
Vi colpite i guantoni a vicenda con convinzione in un gesto di saluto e rispetto, poi tutto inizia [...]

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