The Young Pope, il successo della serie di Sorrentino è filosofico

Venerdì si è conclusa - con seicentomilia spettatori medi - la prima stagione di una delle serie tv più belle degli ultimi anni, “The Young Pope”.
Lo dico dopo aver pensato che nessun prodotto cinematografico italiano avrebbe mai potuto superare Gomorra. E lo dico da Sorrentino-diffidente. Non che non gli riconoscessi delle qualità fuori dall'ordinario, ma fino a The Young Pope non ero mai riuscito ad apprezzare davvero il suo genio. Ed ero a tratti irritato da quel narcisismo consapevole nel quale ho visto specchiarsi troppe volte il regista de La Grande Bellezza.
Ma in The Young Pope è crollato ogni scetticismo: non so se perché più a suo agio nei tempi di una serie Tv, se perché arrapato da un cast stellare, se perché quel tocco autobiografico che ha impresso al suo Pio XIII lo abbia in qualche modo avvicinato al pubblico, ma in questo piccolo capolavoro Sorrentino ha messo il suo genio al servizio di un piccolo grande capolavoro.
Dalla critica cinica - ma mai banale - alla Chiesa a...

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