Tina Modotti - Roses, Mexico

  Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l'ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
Riposa dolcemente, sorella.
La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua: ti sei messa una nuova veste di semente profonda e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.
Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita: di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma, d'acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea, la tua delicata struttura.
Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato ancora protende la penna e l'anima insanguinata come se tu potessi, sorella, risollevarti e sorridere sopra il fango.
Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino, nella mia patria di neve perché alla tua purezza non arrivi l'assassino, né lo sciacallo, né il venduto: laggiù starai tranquilla.
Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo? Non odi un passo fermo di soldato nella neve? Sorella, sono i tuoi passi.
Verranno un giorno sulla tua piccola tomba prima che le rose di ieri si disperdano, verranno a vedere quelli d'una volta, domani, là dove sta bruciando il tuo silenzio.
Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
Avanzano ogni giorni i canti della tua bocca nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
Valoroso era il tuo cuore.
Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade polverose, qualcosa si mormora e passa, qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo, qualcosa si desta e canta.
Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome, quelli che da tutte le parti, dall'acqua, dalla terra, col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
Perché non muore il fuoco.
(Pablo Neruda)       (Tina Modotti fotografata da Edward Weston -  1923) 

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