Tokio Hotel? Cinema Bizzarre? No, sono i Panik ex-Nevada Tan

Flashback.
Siamo nel 2007.
La band in questione si chiama Nevada Tan e inizia il suo cammino: il primo lavoro "Niemand hört dich? vende quasi 100.000 copie nei paesi di lingua tedesca e rimane 26 settimane in classifica.
Le posizioni di hit come ?Revolution?, ?Vorbei? e ?Neustart? mostrano che i sei giovani del nord hanno un forte seguito non solo in Germania, Austria e Svizzera: in tutte le importanti metropoli europee come Parigi, Vienna, Praga e Mosca i concerti live di Timo, David, Frank, Linke, Jan e Juri registrano il tutto esaurito, le loro canzoni sono in rotazione nelle radio e TV dei paesi dell?Est e in Francia, in tutta Europa nascono fanclub? Il duro lavoro degli ultimi anni viene ripagato con due nomination per gli Echo Awards, il maggiore premio tedesco in ambito musicale di pari passo con i Grammy americani, e con svariati inviti per esibizioni in Cina, Corea e in Bielorussia (dove sono gli headliner di un palazzetto che contiene 10.000 fan).
Passiamo al 2008.
Dopo il primo album, la band non si potrà più chiamare Nevada Tan; a causa di una controversia giudiziaria con il vecchio management e team di produzione, i ragazzi torneranno al loro nome originario Panik.
La band sta lavorando duro sul secondo importante album, ma intanto sbarca in Italia con il primo ?Niemand Hort Dich?, da cui è tratta l?energica ?Revolution?, una miscela esplosiva di hard rock e heavy hip hop si combina con testi sinceri e diretti.
Visto il successo internazionale (Francia inclusa) viene spontaneo chiedere loro se hanno mai pensato di scrivere testi in inglese: ?Suoniamo anche in paesi lontani come la Russia, ma non ci piace l?idea di riscrivere i nostri testi o di scriverne di nuovi per raggiungere un maggior numero di persone.
Sarebbe una cosa falsa, artificiale e noi non siamo così.
Ci si esprime sicuramente meglio nella propria lingua madre.? I Nevada Tan a.k.a.
Panik torneranno in Italia il 27 novembre, per il loro primo concerto nel nostro Paese, all'Alcatraz di Milano.
Fonte Paolo Molico

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