Tom Waits e il suo delirio

E' l'una del mattino.
Di solito a quest'ora sono sempre sveglia, non riesco mai ad andare a dormire in un orario decente.
E' più forte di me.
Amo la notte, sento di più la notte, chiamatelo capriccio, ma queste sono le ore in cui mi sento selvaggiamente più viva.
Ma è intorno all'una, intorno a quegli istanti, che comincia il pericolo, in cui mi sento risucchiare dentro una voragine, lentamente, il momento più tremendo per me, poiché molto spesso ci cado dentro, completamente e devo riuscire a salvarmi, a sopravvivere alle rocambolesche cadute che compio.
Ho imparato a combattere quest'ora cosi funesta, ho imparato un trucco, che metto sempre in atto quando arriva il momento: sciolgo le briglie  alla mia immaginazione, non voglio farmi risucchiare e cosi mi aggrappo ad essa e ricreo, come in un film, una sceneggiatura, accompagnata da una scenografia.
E' diversa, ogni volta, l'immaginazione possiede il grande pregio di non conoscere limiti, ogni angolo del mondo è mio, dunque, ogni amore diventa reale, ogni paesaggio, ogni arredo o drappeggio, ogni vestito costoso che con la fantasia faccio mio, ogni scarpa dal prezzo vertiginoso, tutto il benessere e la felicità di questo mondo sono miei.
Stanotte si tratta di un pianoforte nero attaccato alla parete, fumo da far piangere gli occhi, sedie in legno sparse dappertutto o vicino ai tavolini, esseri umani persi nella tristezza della melodia che si evoca dal pianoforte, chi ha bevuto più di quanto riesca a sopportare per uscire dalla porta con le proprie gambe, ammorbando il povero barista che non può cacciare via un cliente, che cosi finge di ascoltare i suoi guai, una donna cerca di svegliare l'uomo che le sta accanto perché, secondo il suo orologio, è arrivata l'ora di andare via.
I camerieri raccolgono qua e là bicchieri sporchi, atmosfera trucida di un sabato sera per chi aveva voglia di languire e perdersi dentro questo locale aperto fino a tardi e che non caccia via mai nessuno, alla parete dietro la cassa è appeso in bella vista il permesso speciale che gli consente di rimanere aperto fino a quando le ore si sono fatte veramente piccole per accogliere chi vuole dimenticarsi di esistere, di soffrire, di dover vedere un nuovo giorno sorgere, uguale agli altri, uguale a ieri, a oggi e cosi sarà domani. Ogni essere umano che frequenta quel locale è lì per illudersi, anche se solo per qualche ora, spera che invece l'indomani possa essere diverso, che qualcosa porti un raggio di sole.
Mi sono intrufolata tra queste vite, stanotte, per sentirmi meno sola, per [...]

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