Torino: Santuario della Consolata

Le origini della Consolata, Patrona dell'Arcidiocesi, sono molto remote, secondo la tradizione il protovescovo S. Massimo costruì un'antica chiesa mariana a ridosso delle mura cittadine, presso la torre angolare i cui resti sono ancora visibili.
Allineato alle antiche mura, sorge oggi l'altare maggiore dove è collocata la veneratissima effige. Il nome di "Consolata” probabilmente è un'antica storpiatura dialettale, la "Consolà", oppure di "Consolarix Afflictorum".
Re Arduino di Ivrea, ritiratosi nell'Abbazia di Fruttuaria, sognò la Madonna, che gli chiedeva di costruire tre chiese a lei dedicate: la Consolata, Belmonte nel Canavese e Crea nel Monferrato.
Nel 1104 la Vergine apparve anche a un cieco di Briancon, Giovanni Ravacchio, al quale disse di recarsi a Torino dove, trovando un quadro che la rappresentava, avrebbe acquistato la vista. Messosi in viaggio, giunse finalmente alla meta e scavando trovò l'immagine della Vergine da cui fu miracolato, ottenendo il dono della vista.
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