Tortura, una vergogna da cancellare

"Il Parlamento è lo specchio del Paese", dice il ministro della Giustizia Roberto Castelli, per cercare di spiegare il voto con cui è stato approvato alla Camera un vergognoso emendamento presentato dalla Lega sulla definizione del reato di tortura: si ha tortura solo se il comportamento è ripetuto, se cioè le percosse sono più d'una, se lo stupro è reiterato, se le minacce più ignobili e umilianti sono insistite.
Dunque, secondo Castelli, il Parlamento non coglie la gravità di quei giudizi sulla tortura perché insensibile è innanzitutto l'Italia, perché gli italiani, dimenticando le dichiarazioni sui diritti dell'uomo, ritengono che si abbia tortura, fisica e psicologica, solo se la violenza (di chi interroga un indiziato o un imputato, di un uomo di polizia che lavora in nome dell'ordine) si manifesti non una volta sola ma più volte.
Bartleby confessa d'essere, stavolta, scandalizzato, indignato, allibito.
Un'Italia forcaiola (dal dizionario De Mauro: "che sostiene una politica di governo violenta e repressiva") ben interpretata da un Parlamento forcaiolo? Bartelby è deciso: "Preferirei di no".
La pagina scritta dal Parlamento italiano nei giorni scorsi, infatti, è tra le peggiori nella sua storia.
Frutto dell'opportunismo politico (la Lega va in cerca di consensi elettorali nel fondo delle pulsioni più oscure, impaurite e violente dell'elettorato meno sensibile ai diritti e alle scelte di civiltà; e gli alleati della Casa delle Libertà - dai cattolici dell'Udc ai liberali presenti in Forza Italia e ai dirigenti di An sensibili ai temi di fondo della legalità e della moralità delle istituzioni - subiscono una tale Lega).
Ma anche risultato grave della confusione, dell'incultura giuridica, d'un degrado generale del livello di sensibilità politica diffusa.
E l'unica speranza adesso è che proprio il Parlamento, con una nuova decisione, cancelli l'orrore d'un emendamento che sarebbe molto piaciuto ai generali golpisti sudamericani e ai poliziotti stalinisti, ma che fa a pugni con il senso di giustizia, la cultura dei diritti d'impronta europea, la civiltà giuridica oramai radicata da gran tempo nel pensiero del liberalismo e della democrazia (il ministro della Giustizia, anche per onorare il suo incarico, s'è mai preso la briga di leggere Cesare Beccaria, lui sì un grande lombardo di cui andar fieri?).
"Questi sono i temi della Lega", proclama il ministro Roberto Maroni, parlando dell'emendamento sulla tortura e delle norme sull'ampliamento abnorme della legittima difesa, che spingono l'Italia verso la [...]

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