Trieste e l'area vasta del no-se-pol

  Lasciai Trieste che era una città con mille potenzialità e poca voglia di darsi una mossa.
In una ventina d'anni alcune di queste potenzialità si sono convertite in fatti, molte altre forse lo diventeranno, con gran fatica.  Ricordo che uscire il sabato sera e fare due passi in centro era spesso un'esperienza malinconica, specialmente nell'età in cui ci si voleva divertire, ma i locali in centro erano pochi.
Nulla a che vedere con la movida attuale.
Uno dei risultati della tanto avversata chiusura pedonale.
Fu il sindaco Illy a sbloccare alcune incrostazioni che hanno fatto della Trieste più conservatrice la città del "no-se-pol".
Non si può fare.
Volevi andare in discoteca? Non si poteva fare.
Volevi sentire un concerto di cantanti famosi? Non si poteva fare.
Volevi condividere apertamente la tradizione bilingue? Non si poteva fare.
Volevi farne una città turistica? Non si poteva fare…  Ho fatto pochi esempi su come la città sia mutata, perché oggi, quei desideri banali sono diventati realtà che diamo per scontate.
Chissà cosa ancora daremo per scontato domani.  Vado ribadendo da anni, impegnandomi anche sul campo, che sarà la mobilità sostenibile transfrontaliera a dare un ulteriore impulso all'economia e alla società (1).
Già la caduta del confine con la Slovenia, quasi un Totem della rassegnazione periferica che Trieste conobbe dal 1954 a circa il 2000, è stato un evento da molti salutato come rigenerante.
Rifiorì da allora un interessante humus culturale, grazie anche ad un teatro "alternativo" (nel senso più alto del termine) che è diventato centro multimediale, cinema e cabaret satirico.  Si scoprì che Trieste e circondario offrivano una vastità di location adatte alla cinematografia d'autore, e la fotogenia della città fu di conseguenza riconosciuta dalla serialità televisiva.
Ecco un'ulteriore occasione di impiego laddove per me, all'epoca aspirante attore, non si aprivano che strade per altrove.
Quelle strade fatte da linee ferroviarie spesso con treni lenti e in ritardo, un po' declassate dalla stazione di Mestre in su.
Oggi anche questo è un po' meno vero, si potrebbe fare di più, d'accordo, ma da Roma si arriva in 5 ore e da Milano in poco più di tre.  Quando parlo di trasporti transfrontalieri in realtà penso a un sistema un po' più organico di servizi che metta Trieste al centro del suo bacino naturale, chiamato da qualcuno area metropolitana, che va da Monfalcone-Ronchi a Capodistria, contando poco meno di 400 mila abitanti (2).
Oggi l'asse Trieste-Monfalcone è ormai [...]

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