Tripoli, bel suol d'amore

  Coll'amore non si scherza.
E' uno scherzare col fuoco – come tutti sappiamo per essere stati oggetti e soggetti d'amore variamente felice o sofferto in un qualche periodo della nostra vita.
  E se c'è un luogo del nostro vivere in cui non si deve mai parlare di 'amore' quello è la politica.
Mai innamorarsi di un politico, mai parlare di amore in politica, assolutamente mai.
Chi lo fa è un idiota o un irresponsabile -o una pazzo populista che surroga le note e convenute virtù e qualità umane e amministrative e di governo di un uomo politico coll'uso distorto e folle della parola 'amore'.
  Sta parlando di Berlusconi, penseranno i soliti suonati di destra che mi osteggiano a prescindere -ma più perché, loro, delle parole 'amore' e 'odio' in politica hanno usato ed abusato, succubi del Pifferaio magico e Re di Denari che li manipola e convince con i facili slogans suggestivi messi a punto negli uffici-studi della Fininvest.
  No, non sto parlando di Berlusconi, cari; sto parlando dell'intervista che un giornalista del Washington Post è riuscito a strappare al Gheddafi chiuso nel suo bunker di estrema resistenza e possibile, prossima, sua morte eroica.
'Ha mai pensato di lasciare?' ha chiesto il giornalista.
' Perché dovrei lasciare? Il popolo, la gente mi ama.' ha risposto il Pazzo Beduino, sinceramente sorpreso della domanda che il giornalista gli rivolgeva.
  I dittatori di ogni risma e sotto ogni latitudine hanno usato e abusato e distorto il senso della parola 'amore' e, nel momento estremo del loro dover lasciare, soffrono della sindrome abbandonica che li porta a sproloquiare di sentimenti che la politica -una politica sana, di matura e consolidata democrazia occidentale- deve respingere al mittente perchè impropri e inadeguati a descrivere il contesto e le azioni degli uomini che si misurano colla 'polis'.
  Non si ama un leader di partito e di governo.
Lo si stima, se del caso, e lo si giudica positivamente per i pensieri adeguati ed efficaci gentilmente offerti a coloro che nel suo partito si riconoscono.
Pensieri che concernono l'azione di governo (o dell'opposizione al cattivo governo in carica) e la vita e i bisogni dei cittadini tutti -quel che si definisce 'il programma del nostro partito', insomma.
E se ne stimano le coerenze personali, la morale pubblica e privata, il decoro – quale si conviene debba appartenere a chi assurge alle più alte cariche dello stato.
  E chi parla e ha parlato di amore e odio in politica finisce per assomigliare a Hitler nel suo bunker e a Gheddafi nel suo e [...]

Leggi tutto l'articolo