Tullio De Mauro e i libri di base

Qualche giorno fa, dopo cena, mi sono addormentato e sono stato rapito da strane fantasie.
Ho immaginato di essere stato chiamato a collaborare a «Repubblica».
Sono certo che a più di un mio collega potrebbe capitare un sogno del genere.
A molti piacerebbe, come a me, di poter scrivere in un giornale autorevole come quello, letto da moltissime persone (sì, meno di una volta, ma questo è il destino odierno dei giornali), che dispone di un sito molto frequentato.
Sarebbe una tribuna fenomenale per far conoscere le proprie idee.
Ma c’è di più.
Mi sono sognato che potrei anche fare asserzioni basate su falsi presupposti, prendermela con qualche grande studioso dopo che è morto, evitare perfino di nominarlo, incolparlo di conseguenze gravissime delle sue idee, senza argomentare più di tanto, e mi pubblicherebbero lo stesso.
E poi, il giornale mi coprirebbe graniticamente, rifiutandosi di pubblicare le confutazioni delle mie asserzioni.
Ipse dixit.
E l’ipse sarei io.
Ma, non fraintendetemi, ...

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