Tumore del colon-retto: migliorano le prospettive per i pazienti

 Tra le quattro neoplasie più diffuse al mondo, il tumore del colon-rettoè un temibile big killer che colpisce circa 1 milione di persone ogni anno.Le terapie biologiche come bevacizumab stanno ampliando le possibilità di trattamentoper i pazienti con malattia avanzata, consentendo non solo la cronicizzazione della malattia, ma in alcuni casi, insieme alla chirurgia, anche la guarigione.Strategie terapeutiche e prospettive future sono i temi su cui si confrontano oggi a Romai massimi esperti della patologia, aprendo inediti scenari in cui efficacia terapeutica e attenzione alla qualità della vita sono sempre più in sintonia.
 Roma, 7 settembre 2012 – Continuano a migliorare le prospettive in termini di sopravvivenza e qualità di vita per i pazienti con tumore del colon-retto in fase avanzata, grazie agli avanzamenti della ricerca e all’introduzione delle terapie biologiche, come bevacizumab.
Sull’evoluzione delle strategie di trattamento e sulle prospettive future, fanno il punto oggi a Roma i massimi esperti di una neoplasia che, fino a poco tempo fa, lasciava poche speranze.Nonostante i miglioramenti derivanti dalla pratica dello screening, «il tumore del colon-retto è uno dei più frequenti nel mondo occidentale – rileva Carlo Barone, Professore di Oncologia Medica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – globalmente è la quarta causa di cancro in assoluto, ma diventa la seconda nel sesso maschile e la terza in quello femminile, considerati separatamente.
I nuovi casi nel mondo sono circa 1 milione l’anno e più di 250.000 solo in Europa.
In Italia, gli ultimi dati del 2005 indicano un’incidenza di circa 40.000 casi ogni anno.
Può insorgere in qualsiasi fascia d’età, con esclusione di quelle più giovani; l’incidenza è dai 40 anni in su, con un picco massimo dopo i 65 anni».
In epoca “pre-biologica”, per coloro che ricevevano una diagnosi con la malattia in stadio avanzato, la sopravvivenza era inferiore all’anno.
Con l’avvento dei farmaci biologici, come bevacizumab, integrati alla chemioterapia, i pazienti hanno visto un allungamento progressivo del loro tempo di vita.
Ora, grazie all’individuazione di una sequenza ottimale nella somministrazione dei farmaci e alla chirurgia, in alcuni casi può essere raggiunto il traguardo della guarigione.
Secondo Alfredo Falcone, Professore associato di Oncologia Medica presso il Dipartimento di Oncologia, dei Trapianti e delle Nuove Tecnologie in Medicina dell’Università di Pisa, «anche in pazienti che si presentano [...]

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