Turismo, l'abusivismo è una piaga

(Teleborsa) Per il settore turistico italiano le strutture ricettive abusive sono un "grosso problema", non solo da un punto di vista economico, ma anche per ragioni di sicurezza.
Lo ha detto il presidente della Federalberghi, Bernabo' Bocca, all'assemblea annuale degli albergatori.
DANNO ECONOMICO  - "L'abusivismo - ha sottolineato - per noi è un grosso problema.
Abbiamo visto città d'arte invase dai turisti, invocando perfino il numero chiuso, e in quel periodo gli alberghi avevano solo il 70% delle camere occupato.
Dobbiamo capire dove soggiornava tutta questa gente".
E NON SOLO - "C'è anche un tema di sicurezza - ha spiegato il presidente - perché queste strutture pararicettive non hanno l'obbligo, come gli alberghi, di comunicare i dati alle autorità di pubblica sicurezza.
In un momento di rischio terrorismo, non credo che l'Italia se lo possa permettere".
"Si è  provato a fare qualcosa - ha aggiunto Bocca - facendo approvare una legge che obbliga i portali di intermediazione a pagare il 21% di sostituto d'imposta.
E' stata approvata nel luglio scorso, ma questi portali continuano a non versare il 21% con dei ricorsi al Tar.
Questa è una cosa strana di questo paese, con un fisco molto rapace con alcuni soggetti mentre con altri fa finta di non vedere".
 "Non esiste ormai - ha detto Bocca - nelle città ma anche nei piccoli paesi, condominio che non annoveri un immobile locato a fini turistici.
Sono centinaia di migliaia gli alloggi che, attraverso i diversi portali che permettono di affacciarsi al mercato globale, hanno ormai completamente modificato sia l'arena competitiva del settore sia le regole di ingaggio".
"La sedicente sharing economy - secondo il presidente della Federalberghi - di condiviso ha ormai poco: prospera nell'assenza pressochè completa di regole.
Questo far west - ha sottolineato Bocca - come dovrebbe chiamarsi la cosiddetta sharing economy, è l'immagine di un paese nel quale è possibile operare senza rispettare alcuna regola né amministrativa né tributaria nédi igiene né di tutela del lavoro"

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