Tutti i bambini del mondo - Fabrizio Alessandrini

Felicemente riuniti intorno a Fabrizio Alessandrini e Andrea Gargiulo, i musicisti che hanno collaborato alla realizzazione del disco non si può certamente dire che non abbiano avuto modo di porsi in luce nell'accompagnare il pianista ed il chitarrista durante i loro innovativi ed espressivi viaggi sonori in angoli caldi, mediterranei, luminosi, d'immediata piacevolezza.
Tal è ciò che perviene fin dal primo ascolto di "Tutti i bambini del mondo", 11 brani densi di espressività e passione, di buon gusto sia nella costruzione delle melodie che nella scelta di registri tonali in gran parte decisi se non vigorosi, comunque sempre improntati al voler stabilire con chi ascolta un'empatia intensa, priva di fratture.
Si potrà pensare ad un album forse "easy", forse troppo "smooth": niente affatto, Alessandrini è chitarrista abile e preparato, in grado di marcare di forte espressività ogni fraseggio, ogni improvvisazione – anche se lui è convinto (ahinoi) di farne poca d'improvvisazione.
Allo stesso modo Andrea Gargiulo, abile e puntuale nel supportare il suo solista con intelligenza e tinteggiature armonicamente coerenti, personale e coinvolgente quando è lui a tessere le trame del discorso, come quando in "Stand up" s'incontrano i cromatismi dei due, per poi separarsi e ricongiungersi a fine brano.
Briosi questi musicisti, divertenti perfino nell'argomentare questa sintassi jazzistica con eleganza, nitore formale, quasi con nonchalanche, pronti al disegno di atmosfere d'ampio respiro: voci strumentali dalle sonorità aperte, rotonde, solari e raffinate come detto, ma mai in pericolo di caduta in fusion banale o, peggio ancora, pop.
Il jazz, nei Nostri, ha lasciato marca indelebile, e non si può non riconoscerlo nel virtuosismo di Fabrizio e Andrea; virtuosismo, sia chiaro, mai fine a se stesso.
Performances ad effetto, qualcuno intenderà? Potrebbe essere…ma non c'è provincialismo culturale nel lirismo di "Dentro la scatola", quando all'equilibrio sonoro si unisce la discorsività più intima, più meditante; "Su dormi Alessandra", ce ne fosse la necessità, dimostrerebbe, poi, l'abilità dei due ideatori del progetto sia sul piano tecnico che nell'organizzazione degli insiemi strumentali, ugualmente per "Vento del Sud", ballad ricca di fascino e di spunti d'ispirazione.
L'happy jazz, quello di spessore e di lucida espressività, può allora felicemente incontrare in "Tutti i bambini del mondo" un tessuto new age da cui non possono più ragionevolmente prescindere lo strumentista ed il compositore: un variegato e [...]

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