Tutti uniti con Renzi. Ma anche no

Capita che nell'era del renzismo la (teorica) opposizione si frantumi in due segmenti: da una parte il soccorso azzurro in stile Forza Italia e dall'altra l'aventiniana protesta pentastellata.
E al centro, anzi, sul trono, sieda il rampante Matteo Renzi,imperterrito cantore della politica degli annunci,tra una riforma costituzionale e l'altra con Brunetta e soci, e una sana "scazzottata mediatica" con i sindacati e l'opposizione interna. In questo clima da "Grosse Koalition" in salsa teutonica, le uniche vere voci fuori dal coro restano quelle della nuova Lega Nord di Salvini( appoggiata dalla destra di Fratelli d'Italia e da CasaPound) e dalla sinistra radicale, sempre più divisa e lacerata al proprio interno da faide di potere e "guidata" dalla rabbia degli antagonisti e dalle proteste di Landini e Camusso.
Il vuoto inspiegabilmente lasciato dal movimento Cinque Stelle, unitamente alla salda alleanza del  “patto del Nazareno”, ha così spalancato le porte al "lepenismo" di quel Salvini, leader asciutto ed essenziale, abile nel cavalcare battaglie populiste legate all'immigrazione e al rifiuto dell'attuale configurazione dell'istituzione europea.
E se il Pd renziano "naviga" a vista in un mare apparentemente piatto, la piazza esplode e invoca riforme strutturali.
Pane e lavoro.
Non inciuci di palazzo e vuota retorica.
In un contesto frammentato sia a destra che a sinistra, il centrismo spinto detta legge, favorito dall'ineludibile necessità di rialzare un paese economicamente a pezzi (prevista una crescita vicina allo zero anche nel 2015) e dal rispetto – al limite dell’imposizione – dei parametri europei.
In questa bagarre, però, emergono la crescita esponenziale di chi si è assunto l’onere e l’onore (non tramite le urne) di guidare la nave e chi fa leva sul malcontento e sulla crisi economica che attanaglia il popolo italiano.
Il Carroccio durante la segreteria Salvini è passato dal 3.5% dello scorso anno al 10% in un batter d’occhio, mangiando voti e temi “forti” a Grillo e i suoi, che a loro volta avevano beneficiato di un saccheggio effettuato ai danni degli stessi “lumbard” e dell’Italia dei Valori (altro movimento protestatario ormai defunto); Renzi ammicca alla parte produttiva del paese e di Leopolda in Leopolda traccia le nuove linee direttrici, rompendo gli schemi della sinistra classica, e riducendo le rivendicazioni sindacali a residuati del secolo passato.
E cosi l’unica vera alternativa a Matteo resta Matteo.
Entrambi eccelsi oratori e demagoghi misurati [...]

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