UN ATTORE DA NON DIMENTICARE

Ci sono dei film italiani anni 70 che mi sono rimasti impressi nella mente perché hanno rivestito una particolare importanza per il cinema nazionale in un periodo un po’ buio del suddetto, un periodo in cui imperversavano le commedie sexy (che ora sono diventate cult ma che certo non brillavano di profondità!!!) e i film polizieschi/violenti come per esempio “Roma violenta” o “La polizia ringrazia”.   Questi film di cui parlo sono per esempio: “Teresa la ladra” del 1972 (tratto da un romanzo della Maraini), “C’eravamo tanto amati” del 1974 e “La Terrazza” del 1980 del grande Ettore Scola, “La Califfa” del 1971 (tratto da un romanzo di Bevilacqua), “L’Agnese va a morire” del 1976 di Montaldo, “Il prefetto di ferro” del 1977; tutti film di spessore e di contenuti che uscivano dal clichè del periodo.    Ecco denominatore comune di questi film, oltre a regie e sceneggiature ottime, è stato il cast sempre all’altezza e in cui spiccava la presenza di un attore, che io definisco grande, purtroppo scomparso prematuramente a soli 48 anni nel 1985: Stefano Satta-Flores.Satta-Flores era un attore dall’espressività unica e assolutamente coinvolgente nelle sue interpretazioni; forse perché nasceva, come tanti altri grandi attori, dal teatro pur essendo diplomato al centro sperimentale di cinematografia e si sa che il teatro da quel qualcosa in più soprattutto in termini di interpretazione.Il suo “Nicola Palumbo” di “C’eravamo tanto amati” mi è rimasto particolarmente impresso, poteva rimanere schiacciato dalla presenza di due mostri sacri come Gassman e Manfredi ma invece riesce assolutamente a non sfigurare anzi forse come interpretazione è la più riuscita dei tre perché credo che ci si sia immerso con tutti i crismi e con tutta l’anima.Ad ugual modo mi fanno tornare dolcemente e nostalgicamente indietro il suo partigiano de “L’Agnese va a morire”, il suo “Ercoletto” di “Teresa la ladra” o il suo “Tizzo” de “La Terrazza”; tutte interpretazioni in cui credeva e che ci ha lasciato per non dimenticarlo.La sua bravura comunque non si è fermata al cinema; il teatro deve molto a lui per la ricerca di testi alternativi e politicamente impegnati dopo aver creato una compagnia propria;  anche la televisione gli deve qualcosa addirittura dal 1966 quando fece una particina nello sceneggiato “Luisa Sanfelice” per poi continuare con “Quaranta giorni di libertà” e “Vita di Dante”; e poi nel doppiaggio, forse non tutti sanno che nella prima [...]

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