UN LIBRO SUGLI STADI ITALIANI

Gli stadi d’Italia: intervista a Sandro Solinas Scritto da Simone Gambacorta «Bello il Nereo Rocco di Trieste.
Il San Filippo di Messina non sarebbe male se avesse uno straccio di copertura.
I campi abruzzesi sono assai suggestivi.
Il mio preferito? Quello di Castel di Sangro.
Ma il nuovo stadio di Teramo è un buon lavoro».
Sono centocinquanta i “campi” da calcio che Sandro Solinas ha raccontato nel libro “Stadi d’Italia” (Bonanno Editore, pp.
420, Euro 38, prefazione di Fino Fini), un volume di grande formato che offre un viaggio insolito e appassionante nel mondo del pallone.
Come è nata l’idea di scrivere un libro sugli stadi d’Italia? «L’idea è nata dalla passione che in me hanno sempre suscitato gli spalti fin da bambino, un fascino irresistibile probabile retaggio del mio precoce girovagare lungo la Penisola seguendo gli spostamenti di mio padre, allora pilota militare.
Non facevo in tempo ad affezionarmi alle squadre, ma agli stadi sì.
Poi, quindici anni fa, una vera folgorazione: il libro di Simon Inglis regalatomi da mio fratello quando venne a trovarmi a Dublino, dove ho vissuto per qualche tempo.
Ma questo libro andava scritto comunque, perché così sono certe storie.
Vanno raccontate e basta, qualcuno lo avrebbe fatto al mio posto, prima o poi.
“Il mondo è fatto per finire in un bel libro” diceva Mallarmé, perché lasciar fuori gli stadi?».
Per quanto tempo ha lavorato al libro? «Circa sei anni, rubando il tempo a mille altri impegni.
Mi ha fermato l’editore, altrimenti sarei andato avanti».
Che tipo di ricerche ha svolto? «Soprattutto attraverso la rete, cercando la collaborazione di tutti nei forum e sui tanti siti delle tifoserie.
Un libro scritto a due-trecento mani, insomma.
Ma anche mille libri consultati qua e là, gli uffici tecnici del comune, gli addetti stampa delle società».
Come si è regolato riguardo a fonti e documenti? «Il lavoro più duro è stato proprio rendere omogeneo il contenuto della documentazione, proveniente da un numero assai consistente di fonti, tutte regolarmene citate, quando necessario.
Ma è stato interessante, a mio avviso, recuperare anche l’antica tradizione orale, ascoltando le memorie dei tifosi più attempati senza preoccuparsi troppo della veridicità delle informazioni.
Ne sono usciti spesso aneddoti improbabili ma gustosi.
Per le immagini, in particolare quelle d’epoca, ho invece chiesto aiuto ad alcuni collezionisti di cartoline».
Quali sono stati i più complessi nodi da sciogliere? «Al di là dei tanti incidenti di [...]

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