UN MONDO PER LA PACE? CI PIACE

Dal 9 all'11 maggio si terrà a Bari il secondo Festival della Finanza Etica, intitolato “Un mondo per la pace? Ci piace” a cura del Gruppo di Iniziativa Territoriale dei soci di banca Etica delle province di Bari e Brindisi.
La tre giorni si apre con l'inaugurazione della mostra fotografica “Comiso 20 anni dopo” e si chiude con la proiezione de “L'ANIMA ATTESA”, mediometraggio di E.Winspeare dedicato ad uno dei padri delle politiche per la pace, Don Tonino Bello.Nel mezzo, dibattiti e incontri per stimolare la riflessione sulla rilevanza della giustizia ambientale e sociale e delle iniziative culturali e legislative per la tutela dei diritti come strumento di pace e di risoluzione dei conflitti.
Tra gli ospiti: Valeria Corriero (Ricercatrice Università di Bari), Agostino Di Ciaula (ISDE, Medici per l'ambiente), Alessando Marescotti (Peacelink) e Silvestro Montanaro (giornalista RAI).Il dibattito non potrà ignorare il ruolo delle politiche economiche e della finanza nella genesi e nello sviluppo dei conflitti.
“C'est l'argent qui fait la guerre”, recita un antico proverbio francese, ed è appunto l'argent, ossia la finanza e l'economia, che rendono possibile sovvenzionare la guerra.
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti noi: dal “grande gioco” in Afganistan, alle guerre e guerriglie nelle zone diamantifere, petrolifere o ricche, delle diverse ricchezze minerarie dell'Africa e dell'Asia.Eppure la pace conviene: crea solidità, salute, benessere, più della guerra.
Lo dimostrano diverse ricerche indipendenti che identificano i benefici economici della pace.
Secondo l'australiano Institute for Economics and Peace un mondo senza conflitti nel 2010 avrebbe fruttato oltre 8mila miliardi di dollari.
Un terzo di questa cifra rappresenta le attività di industrie belliche riconvertite; i restanti due terzi gli input in più all'economia se il pianeta fosse in pace.
C'è una stretta correlazione tra pace e rispetto delle leggi (per es.
quelle in materia ambientale).
Il sacrificio di una intera comunità come quella di Taranto in nome di uno sviluppo cieco dinanzi al diritto dell'ambiente ne è la prova: risanare quei luoghi, guarire quella gente costerà molto di più di quanto si è guadagnato con una declinazione malata della parola sviluppo che non si ferma dinanzi alla vita, come se questa (la vita dei cittadini, degli operai, degli imprenditori) fosse altro.
Se non bastassero etica, diritto ed economia, un'ulteriore spinta alla necessità di un ripensamento globale la dà la scienza.
Gli scienziati del [...]

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