UN PAIO DI COSE (POSITIVE) SU BERTINOTTI

Nel post di ieri me la sono un po’ presa con Bertinotti e l’ho inquadrato nella coppia di gattoni che ha partorito il topolino del risparmio della politica; oggi, dopo aver sentito una sua intervista, mi debbo ricredere – ovviamente molto parzialmente – sulle sue idee e ritornare sopra a quanto egli è solito affermare.
La prima cosa che ha detto – in politichese e non alla maniera di Di Pietro – è la presa di posizione sulla vicenda delle intercettazioni telefoniche sul risiko bancario che la GIP Clementina Forleo ha inviato alla Camera per avere l’autorizzazione ad usarle; il bravo Fausto, forse memore delle ferie che un tempo trascorreva con il sub comandante Marcos, ha riconosciuto che un politico deve essere lindo e trasparente e deve apparire ancora più lindo e trasparente di quanto sia.
Questa affermazione – che ha fatto arrabbiare Fassino – mi trova perfettamente d’accordo e pone il problema in questi termini, a mio giudizio: i VIP delle intercettazioni sulla vicenda Corona possono anche essere tutelati, ma i politici devono essere rigirati come un calzino fino a che non se ne veda l’effettiva sostanza; Bertinotti ha anche affermato che per trasparenza si deve intendere anche il modo con cui ci si rapporta con i poteri forti (le Coop nel caso della sinistra) e quindi ben venga una bella inchiesta dalla quale si scopra l’effettiva portata di alcune affermazione dei big del D.S.
Poi, allontanandosi dalla politica/cronaca, ha continuato ri-affermando il ritornello che gli è tanto caro: abbiamo abbandonato l’ideologia e adesso non sappiamo con cosa sostituirla, tant’è vero che uno come Berlusconi – che conosce il mestiere del comunicatore – può spacciarsi per un uomo politico portatore di idee nuove.
Ha anche portato l’esempio di Sarkozy, ricordando che la sua avversaria, la Segolene Royale, aveva tutte le carte in regola per stracciarlo (è una donna, è anche bella, ha moderato profilo populista), insomma aveva tutti gli ingredienti giusti per vincere le elezioni; a questo punto Sarkozy, dopo avere ingoiato qualche rospo all’inizio della competizione, ha rovesciato il tavolo, contrapponendo allo scialbo programma socialista, una idea forte per trasformare la Francia, prendendosi non più di 100 giorni per far vedere questa “rivoluzione”, moderatamente liberale e assai populista.
In concreto, Sarkozy ha presentato una “ideologia”, annacquata fin che si vuole, ma è quanto di più ideologico oggi si possa trovare sul mercato e lo ha fatto un uomo di destra che non si [...]

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