UNA MANO BIONICA COMANDATA DAL CERVELLO

DA L'AVVENIRE Per i giovani che hanno perso una mano si accendono nuove speranze di poter avere in un futuro non molto lontano una protesi bionica che non solo permetta di svolgere le attività quotidiane e lavorative, ma consenta anche di aver parte delle sensazioni che forniscono le dita.
Un passo importantissimo in questa direzione è stato compiuto col progetto LifeHand, che è stato presentato il 2 dicembre a Roma.
Quello che si è fatto finora è realizzare, attraverso sottilissimi elettrodi impiantati nei nervi periferici del braccio di un amputato, un collegamento bidirezionale fra il cervello e la mano artificiale, che mette la persona in grado di inviare comandi motori alla protesi e fa sì che i sensori integrati nelle dita artificiali trasferiscano stimoli percettivi direttamente al cervello.
Il volontario scelto per la sperimentazione, un italo-brasiliano di 26 anni, che aveva perso l'avambraccio sinistro in un incidente, ha ricevuto su due nervi del moncherino(con un complesso intervento chirurgico) quattro elettrodi tf-Life ulrasottili con 32 vie di comunicazione verso la protesi biomeccanotronica (che era collocata su un supporto esterno).
Pe un mese il paziente ha potuto addestrarsi a muovere la mano artificiale a cinque dita con comandi diretto del cervello e senza usare muscoli nè organi di senso, potendo compiere i tre movimenti base con una percentuale di successo dell'85%.
Ciò che la fantascienza ci ha reso familiare è oggi realtà grazie alla collaborazione fra Università Campus Bio-Medico, che ha avutola responsabilità della sperimentazione clinica; la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che ha progettato e realizzato la mano boimimetica e gli algoritmi di comunicazione fra essa ed il sistema nervoso; il tedesco IBMT Institute Fraunhofer Gesellschaft, che ha progettato e prodotto gli elettrodi; e l'Università Autonoma di Barcellona, presso cui ha avuto luogo la sperimentazione di elettrodi sugli animali.
I prossimi passi riguardano la possibilità di una collocazione permanente degli elettrodi e la realizzazione di una mano che sia più piccola e leggera, quindi impiantabile direttamente nel braccio degli amputati.
Compito oggi più vicino, che richiederà comunque anni.

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