Ugo Tognazzi, l'omaggio al non-eroe della commedia da «Il federale» ad «Amici miei» da corriere

Slide Show Start Ugo Tognazzi, uno dei giganti del cinema italiano e mondiale, nasceva a Cremona il 23 marzo 1922, 94 anni fa.
Ricordarlo, a 26 anni dalla morte (avvenuta a Roma il 27 ottobre 1990) vuol dire scorrere i tanti personaggi dell’«Italia del boom» a cui ha prestato il volto, svelando tutti i difetti dell’italiano medio, ogni volta con sfumature differenti e improvvisazioni tratte dalla sua personale biografia, e tutto questo senza mai risultare antipatico.
È stato l’innamorato sconfitto e tradito, il piccolo borghese meschino, il fascista irriducibile, il ricco arrogante, il moralista maniaco e il bigamo convinto, rappresentando quel mix di miseria, cinismo e furbizia con un suo stile personalissimo, crudele e naturale, perché un bravo attore questi difetti li capisce e a volte sono difetti suoi.
Del resto, in un’intervista era lo stesso Tognazzi ad ammettere certe somiglianze con le maschere interpretate: «Col personaggio devo andare d’accordo, altrimenti niente.
Il gusto masochista di sospettarsi traditi come ne “Il magnifico cornuto” ce l’ho anch’io.
Il piacere di lasciarsi divorare da una donna come ne “L’ape regina” l’ho provato, l’ottusità ostinata de “Il federale” la capisco e la smania di conquistare la ragazzina di “La voglia matta” l’ho avuta.
In “Ménage all’italiana” gli sceneggiatori hanno messo interi episodi della mia vita.
Insomma, ai miei personaggi faccio fare le cose che farei io nella vita».
Qui, Tognazzi in una scena del film “La vita agra” (Archivio Rcs/Evaristo Fusar) di Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi

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