Umberto Eco

Post 831       E così anche Lui, che pareva dover essere immortale (ma immortale resta  come Categoria dello Spirito) si è sciolto nelle cose; si è dissolto, come…un’eco, nell’aria.
E grande è il mio cordoglio, come il cordoglio di tutti.
Ma mancherei di rispetto alla sua memoria se non dicessi quello che di lui ho sempre pensato e penso.
      Era un Maître à penser; dettava, come quel Tommaso il quale, nonostante l’apostasia, gli era restato nel sangue, e come un Aristotele un Cartesio un Croce, gesuitiche Regulae ad directionem ingenii; fissava logiche, etiche, estetiche, politiche; dettava principi per lo scriver bene, quei quaranta principi che stanno facendo impazzire la rete; diceva come si pensa come si dice come si fa questo, come si pensa come si dice come si fa quello; era un razionalista delle, e dalle, idee chiare e distinte che  non poteva perciò piacere a quell’anarchico mentale, a quell’arruffone in logiche etiche estetiche politiche e…in stilistiche che sono, remoto dai suoi principi come la tenebra dalla luce, il turbamento dall’atarassia, il disordine dall’ordine, la tempesta e l’impeto dalla quiete, il Caos e il Caso dalla Ragione.
Eco non poteva essere il “mio” autore, l’autore del cuore.
Ma della mia mente sì, rispettato e ammirato come pochi altri.
E se non guida monumento, tra i più grandi in lui eretti dalla Natura a sé stessa, alla propria  potenza creativa.
    Aveva 84 anni, non tantissimi, pochi per chi a quell’età s’appressa, e s’era appena lanciato, leggo, con Elisabetta Sgarbi ed altri scrittori staccatisi da Bompiani reo d’esser passato dalla RCS alla Mondadori, in una nuova,  spericolata di questi tempi, avventura: la fondazione di una nuova casa editrice il cui senso e il cui programma son già tutti nel nome, “La Nave di Teseo”.
Come tutti i grandi fu oggetto di disparati giudizi e pregiudizi,  io stesso ne espressi più di uno.  Come s’usa dirsi, ai posteri l’ardua sentenza.
Ma sicuramente l’opera complessiva di Eco non è di quella stipa, di quel seccume, di cui l’autunno del tempo farà presto fascine.
Da giovane fu cattolico militante, fu dirigente giovanile dell’Azione Cattolica ai tempi dell’onnipossente, fondamentalista prof Gedda, si laureò col cattolico Pareyson a Torino con una tesi sull’estetica di San Tommaso.
E dalla frequentazione del Doctor Angelicus uscì miscredente.
A molti la lettura dell’Aquinate fece quest’effetto.
Successe, si parva licet componere magnis, anche al sottoscritto  Fu [...]

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