Un Commento a "Il Luccio" da Federico De Leonardis

[Federico mi ha mandato questo testo dopo aver tentato invano di pubblicarlo tra i commenti.
Ci ho provato anch'io senza riuscirci, non ne ho ancora capito il motivo.
Spero che non sia capitato ad altri.
Allora, anche perché so che gli fa piacere, come lo fa a me, lo pubblico qui.
Poi aggiungo un brevissimo commento in fondo.] Caro Luigi, il mio precedente commento è andato definitivamente perso; peccato.
Comunque il luccio val bene una seconda messa (funebre).
L’essenzialità del tuo testo mi affascina e il pericolo di qualsiasi intromissione è quello di sporcarla: tu dici senza dire, accenni ed è perfetto.
Questo dicevo, più o meno.
C’è un pericolo però, quello che si fraintenda la tua brevità e la si pieghi a sentimentalismi che la tua sigaretta vuole proprio tener lontani.
Come giustificazione alla mia prolissità vale poco, ma tant’è… Credo che la distinzione fra gli uomini e le scimmie, notoriamente gli animali più intelligenti dopo di noi, ma meno notoriamente ne esistono moltissime anche fra noi e mi viene in mente il breve testo di Cioran che racconta che per superare un attacco di cafard scende in strada, a Parigi, e si trova immerso in una folla che fa l’avanti e indietro serotino, da noi denominato struscio, ottenendo l’effetto esattamente opposto, perché l’angoscia cresce e lo soffoca al punto che la sua testa viene attraversata da un’intuizione (sempre questa strettoia del cuore all’origine della creatività e della salvezza!): mais ce sont des singes! che gli permette di trovare la forza di rientrare e chiudersi in casa…credo che la distinzione fra gli uomini e le scimmie, dicevo, non sia affatto data dalla differenza del quoziente d’intelligenza (di comodo, perché tarata dalle scimmie per classificare gli uomini), ma dalla capacità di questi ultimi di immedesimarsi nell’altro, uomo, scimmia o animale che sia.
Punto (finalmente!).
Questo discorsetto non vuole affatto far passare di contrabbando l’idea che io appartenga all’umanità e non già alle schiere che fanno lo struscio sul boulevard Sain Germain: a Spezia cinquant’anni fa anch’io sotto i portici…e credo in fondo che tutti abbiano la loro via Chiodo.
Generale Domenico Chiodo per la precisione, sabaudo fondatore appunto dei portici; perché non si pensi che il nome sia simbolo del perno che ci tiene tutti avvinti alla terra: il sesso, il sesso e ancora il sesso.
Sia benedetto il perno! Senza contare la fame, che oltre ad aver fregato il luccio, frega anche tutti noi con il bisogno della bistecchina [...]

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