Un NUOVO POVERO a Roma, il 28 marzo del 2002.

Mangiavo quattro Cheesburger, diverse patatine fritte cotte con chissà quale olio, l'aria di McDonalds è sempre la stessa, puzzolente; pensavo a quanti quarti di manzo pazzi erano stati macellati per tutti noi che in questa serata ci siamo ritrovati qui, uomini, donne, bambini frignanti, pensavo a tutto questo e a tutte le altre volte che avevo mangiato in questo posto anche a migliaia di kilometri di distanza da Roma, un posto uguale agli altri anche in città così diverse fra loro, Vienna, Londra, Dublino, pensavo e addentavo guardando la varietà della nostra natura umana.
Ho finito di addentare tutto quello che c'era da addentare, la Coca Cola resta per metà nel bicchiere di carta, mi alzo e afferro il vassoio con quel che resta della mia cena, in pratica tovaglioli e mezza Coca Cola.
Un uomo mi avvicina e guarda il mio vassoio, sbircia nel bicchiere, mi chiede: - Le è avanzata la Coca Cola? - Io neanche rispondo, stupito come sono da quella domanda e con un gesto istintivo gli faccio vedere il vassoio, quasi offrendolo, Lui fa un gesto di assenso, prende il bicchiere con quel che restava della mia Coca Cola e si siede in un tavolo preparandosi a mangiare non so che cosa.
Uscendo lancio un'ultima occhiata a questo "nuovo povero", di una razza che non conoscevo, nuova vittima di una economia malata per i più, e subito fuori del locale esclamo a mezza bocca: "quest'uomo ha elemosinato una Coca Cola!"

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