Un aeroporto sempre poco considerato

Il Marconi nonostante i suoi successi ha sempre sofferto del disinteresse generale in ambito locale.
Da quando l'aereo era una cosa considerata solo per ricchi e quindi era meglio acquistare i terreni al Parco Nord a quando si è sempre pensato ad una ottica di sviluppo spalmato, o meglio concertato in Regione sulla teoria utopica della specializzazione.
Ovviamente non tenendo conto di quello che accade nel mercato e perdipiù alle porte di casa della Regione.
Cioè cosa fanno gli altri.
Grandi manovre sono in atto nel Nord Italia e quì si pensa all'holding degli aeroporti romagnoli.
Invece a Milano si pensa di fare di un tutt'uno quello che è Milano con Malpensa e Linate con gli aeroporti di Verona e Brescia.
Passando quindi per l'aeroporto di Bergamo.
Venezia intanto acquisisce prima Pantelleria, ma oltre a Treviso ha anche Charleroi e mette un occhio su Forlì.
Ma al di là del fatto che Venezia abbia messo gli occhi su Forlì, c'è chi gongola ma non ha capito la reale portata della cosa.
Il fatto principale è che Bologna, se qualcuno non si sveglia tra poteri politici ed azionisti, sarà accerchiato da Milano con i suoi aeroporti integrati e da Venezia che si espande.
Sarebbe quindi opportuno che si cambi registro nell'ottica di quello che può essere la funzione di leadership di Bologna.
Questa, da più parti significata a parole, ma non poi tradotta in fatti concreta.
Ma l'andazzo locale è sul mediocre andante e nulla potrà fare da solo questo eccellnte management che guida il Marconi senza l'appoggio significativo di poteri forti.
A questo punto sarebbe meglio che l'80% del capitale del Marconi passi in mani private, ma non italiane, bensì estere per permettergli di mostrare il vero valore di questo aeroporto che ha ancora molto da offrire se ben sfruttato e sopratutto sviluppato.

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