Un evento annunciato …

    Oltre i mille c'è il paese Sergio Mattarella è diventato presidente della repubblica.
Come annunciato, senza sorprese.
Tranne qualche franco sostenitore tra le file berlusconiane, sempre più in ordine sparso.
Quei 665 voti (Napolitano ne aveva ricevuti 543) danno forza e slancio alla figura del nuovo Capo dello stato.
Se dovessimo usare toni retorici dovremmo dire che fin in dai primi segnali di questa sua nuova vita politica, il neopresidente parla un'altra lingua.
Mentre tutti lo cercavano inseguendo una Panda grigia - diventata ieri quasi un simbolo di normalità - Mattarella è comparso in tv, perfetto sconosciuto al popolo dei telespettatori, visibilmente emozionato per la sua prima apparizione pubblica da Presidente.
Accanto alla presidente della Camera, il Capo dello stato ha preso la parola per pochi attimi, a conferma della sua proverbiale riservatezza.
Lo ha fatto per rivolgere «un pensiero innanzitutto e soprattutto alle speranze e difficoltà dei nostri concittadini», aggiungendo «questo può bastare».
E in effetti nelle "speranze" e nelle "difficoltà" che vivono gli italiani in questi momenti di profonda crisi e di rapida mutazione politica del paese c'è l'istantanea e la sintesi dell'Italia degli "ultimi".
Poi si è diretto per un omaggio alle Fosse Ardeatine, gesto simbolico, testimonianza di fedeltà e riconoscimento ai martiri della Resistenza e alla Costituzione che ne porta i segni.
Speranze e difficoltà delle persone normali, ma anche speranze e difficoltà di un mondo politico che con l'elezione di Mattarella (perfettamente pianificata nelle stanze del partito di maggioranza) ha dato e ricevuto uno scossone che probabilmente influirà su alleanze ed equilibri futuri.
Perché l'elezione per il Quirinale sembra aver rimescolato le carte per un nuovo gioco politico.
Tra vincitori e vinti, tra destra e sinistra.
Innanzitutto è evidente il risvolto che questa elezione avrà nel frastagliato mosaico della sinistra.
A cominciare dal presidente-segretario del Pd, rafforzato nella leadership in quanto principale artefice dell'operazione-Quirinale.
Abile nel far approvare subito la riforma elettorale, Renzi ha disarmato l'ex Cavaliere, ha messo in stand-by il patto del Nazareno, ha umiliato l'alleato di governo.
Nonostante la curiosa, e unica, circostanza di vedere un presidente del consiglio, nemmeno parlamentare, che "nomina" il Capo dello Stato, questa partita Renzi l'ha dunque giocata innanzitutto come segretario del Pd.
Con un partito diviso e lacerato, in disaccordo su tutto (lavoro [...]

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