Un post-it sulla pietra è la prima traccia della lingua italiana

La prima traccia della lingua italiana? Un graffito, una sorta di post-it ante litteram inciso sulla pietra e ritrovato nelle catacombe di Commodilla, a Roma.
Il breve testo è inciso nella cornice di un affresco nella cripta dei santi Felice e Adautto, al secondo piano delle catacombe, e recita: «Non dicere ille secrita a bboce», ovvero «Non dire le cose segrete della messa ad alta voce».
La scritta, che per i linguisti rappresenta la prima testimonianza di una lingua intermedia tra latino e italiano, era presumibilmente usata per le funzioni religiose.
Difficile datarla esattamente, ma per gli esperti potrebbe risalire alla metà del IX secolo: proprio in questi anni, a causa dei continui saccheggi,le reliquie dei Santi Felice e Adautto furono spostate dalla cripta, che fu abbandonata.
Si inserirebbe quindi in questo storico ben preciso la realizzazione del post-it sull’affresco, possibile proprio perché la cripta era ormai vuota.
Le “cose segrete” a cui fa riferimento il messaggio, invece, sarebbero le orazioni segrete che andavano pronunciate a bassa voce durante la liturgia.
Il graffito, per gli studiosi, potrebbe aver avuto un duplice ruolo: da un lato, ricordare al sacerdote di abbassare il tono di voce durante queste orazioni, dall’altro, canzonare quanti effettivamente dimenticavano di farlo.
L’ironia era un tratto che caratterizzava molti scritti dell’epoca, come dimostra un altro graffito risalente all’XIesimo secolo.
Questo secondo post-it si trova nella Chiesa di San Clemente, e comprende la prima battuta scurrile della nostra lingua: «Fili dele pute traite», ovvero: «Figli di p***e, tirate».
Si tratta di parole inserite come vero e proprio commento ad un affresco: l’opera che accompagna la scritta, mostra alcuni servi che trascinano San Clemente, trasformato da un prodigio in una colonna senza che loro se ne accorgano.
A pronunciare la frase, sarebbe il padrone dei domestici, tale Sisinnio.
Le prime tracce della lingua italiana, quindi, si distinguono per la loro natura assertiva, ironica e tratti violenta.
Insomma, siamo molto distanti dall’italiano di Dante Alighieri o Giacomo Leopardi: chiaramente nel corso dei secoli la parlata si è arricchita di sfumature e vocaboli, fino a diventare quella che conosciamo oggi.

Leggi tutto l'articolo