Un tuffo nel presente

Nell’incertezza di un domani, rileggo a fondo pagine del mio passato, là dove ancora la speranza di concretizzare i sogni, di costruire il nuovo, di realizzare le proprie aspirazioni era solida.
Solida la speranza, ma non la certezza che tutto filasse liscio, perché il futuro non ha occhi per seguirti lungo la via della vita.
Il futuro è girato di spalle, non si accorge di te se non quando lo passi, e allora è già passato.
Leggo i vent’anni, i miei vent’anni, quando ancora uno spinello era come il soffio mefistofelico del diavolo, quando scrivere sui muri era più che indecoroso, quando i giocattoli erano pochi e belli e te li costruivi spesso da solo.
Leggo e vedo.
Vedo il sorriso, la voglia, la sicurezza di un punto d’arrivo.
E vedo gloria, soddisfazioni, successo professionale, gente bella conosciuta, gente cattiva che ti forma, amori, figli dell’amore, lacrime, separazioni, morti.
Guardo il passato e mi accorgo di una cosa: che ho vissuto.
E non è male, non è poi così male.
Guardo e vedo il denaro.
Anzi, non lo vedo, o perlomeno ne vedo poco.
Guardo e vedo gente, che del denaro ne fa una ragione di vita, che stila una classifica: io non sono ai primi posti, addirittura verso gli ultimi.
Perché? Perché non ho la macchina nuova fiammante, o un bel conto in banca, o tanti soldi per le vacanze esotiche.
Per loro sono un fallito.
Per me sono falliti loro, tutti.
Perché hanno fallito con la loro anima, la loro generosità, mancando il vero senso della vita: amare a prescindere.
Lo vedo, lo vedo in questo momento.

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