Un uomo chiamato Francesco

uarda le foto 1 di 8 FOTO Carconi, Monteforte, Peri.
Papa Francesco di Fausto Gasparroni ANSA "Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato".
In questo passaggio del suo vero manifesto programmatico, l'esortazione apostolica "Evangelii gaudium" dello scorso 24 novembre, nel parlare della sua Chiesa "in stato permanente di missione", della "conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno", della "salutare decentralizzazione" che deve interessare tutta la struttura ecclesiale, papa Francesco - come sempre gli capita nel suo modo di intendere il papato - mette in gioco prima di tutto il suo ruolo e la sua stessa persona.
Il cambio di passo che Bergoglio chiede alla Chiesa, da lui chiamata a non essere più chiusa in sé stessa, ad aprirsi verso le "periferie", ad abbandonare pesantezze e "clericalismi" per farsi "ospedale da campo" verso le ferite del mondo, lo interpreta da un anno prima di tutto lui stesso.
E questa "conversione", fin da quella sera del 13 marzo di un anno fa, il Papa venuto "dalla fine del mondo" l'ha mostrata in ogni suo comportamento, in ogni parola, in ogni gesto, con una forza profetica di esempio e di trascinamento che a molti, pur tra le resistenze ancora esistenti in Vaticano, ha fatto gridare ad una vera e propria "rivoluzione".
Tanto il predecessore Benedetto XVI, le cui dimissioni-shock hanno aperto una stagione di rinnovamento della Chiesa capace di intercettare le attese latenti in ogni propaggine del cattolicesimo mondiale, era uomo attento alla dottrina, ai principi, alla "non negoziabilità" dei valori, tanto Francesco - la cui scelta del nome rappresenta più che un marchio per il suo pontificato - mette l'"annuncio" prima dei precetti, in nome di una Chiesa "samaritana", improntata alla "misericordia" e alla "tenerezza", che affonda le radici negli anni trascorsi dallo stesso Bergoglio lungo le strade dissestate delle "villas miserias" della sua adorata e tanto rimpianta Buenos Aires, vero prete di strada (lui dice "callejero") che vede la sua missione nella vicinanza ai più bisognosi ed emarginati.
E' da lì che nasce la sua idea di "Chiesa povera e per i poveri", la sua preferenza per una Chiesa "ferita e sporca per essere uscita per le strade", piuttosto che una Chiesa "preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti" (ancora la Evangelii gaudium).
E' da lì che nasce l'aver spogliato il pontificato da tutti i simboli di sfarzo e [...]

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