Una classe politica mantenuta in vita dalle banche corrotte

Ai pallonari che occupano le istituzioni, tutti presi dalla cosiddetta “legge di stabilità”, un foglio bianco in cui il Governo scrive quel che vuole (d’accordo con Bruxelles!), e poi, una volta riempito di corbellerie lo fa passare a fiducia alle Camere, dopo che il Quirinale ha dato il suo silenzio-assenso, certo interessano, poco o niente, gli scandali che si susseguono, uno al giorno, anche nel settore che dovrebbe al contrario, esserne immune, quello bancario, visto che cavalcano continuamente la corruzione che s’è impadronita del Paese, come fosse la classica tigre.
Le facce toste del regime tacciono, e a ragione, su questo verminaio, che finora li ha abbondantemente foraggiati, alla faccia di risparmiatori ed azionisti: i quali, se tanto tanto si azzardassero a presentarsi agli sportelli, non diciamo tutti insieme, ma diciamo al 20%, si troverebbero le porte chiuse per insolvenza.
Infatti è così che è ridotto il sistema bancario italiano, grazie agli imbrogli e ai metodi usurai e mafiosi di cui è costellato, senza che la Vigilanza e la Consob, organi demandati al controllo, si accorgano degli abusi, truffe e corruttela, fino a che non sia la stessa magistratura, quando non gli stessi azionisti, a mettersi di traverso.
Anche qui ci sono, tuttavia, azionisti e azionisti: ci sono quelli del MPS che, nonostante siano stati depredati per miliardi dalla loro banca di fiducia, hanno goduto per anni dei privilegi e delle entrature che questa offriva loro, grazie alla tessera del PC-PDS-DS-PD, che ne era il punto di riferimento.
E hanno preferito tacere.
Ma ci sono anche quelli, ad esempio, di Banca delle Marche (BM)e di Banca Popolare di Spoleto (BPS), che, costretti obtorto collo a mandare giù rospi più grossi di un bue, alla fine si sono ribellati; e lo scandalo era talmente lampante che, alla fine, amministratori, faccendieri, controllori e istituzioni ne sono stati travolti.
Di BM abbiamo giù parlato i giorni scorsi, ma oggi vorremmo approfondire il discorso, alla luce delle ultime indagini, e soprattutto in merito ai comportamenti degli imprenditori e dei politici marchigiani.
La banca si sa è quasi certa del salvataggio, grazie ai soliti denari pubblici (1,5 miliardi) del Fondo di garanzia sul risparmio, sempre che l’UE sia d’accordo (ma lo sarà!).
Evidentemente, ma questo vale per quasi tutti gli istituti, quello che ci racconta un ex-dirigente, Vincenzo Imperatore, nel suo libro “Io Vi Accuso” (Ed.
Chiarelettere),  non era sufficiente ad arricchire questa istituzione, nata, sotto l’egida [...]

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