Una crepa nel muro

La gente, i miei amici, conoscenti, parenti.
Tutti pensano che io sia felice, serena, tranquilla, nella media.
Nessuno riesce a vedere il mostro nero che si agita sotto la superficie della mia pelle.
Nessuno.
Sono io che non lo lascio trapelare, cerco di nascondere il mostro della mia infelicità dietro una cascata di inutili chiacchiere argentine, di risate, di storie.
La mia famiglia ha già un mare di problemi assai più seri, non mi va di parlarne con loro.
I miei amici? Non so, non riesco.
Mi viene faciel chiacchierare, sono famosa per la mia logorroica parlantina.
Del nulla, riesco a parlare per ore.
Ma di me, bèh, il discorso è diverso.
E allora? Allora mi porto tutto dentro.
L'infelicità, la paura di non essere amata, di restare sola per sempre, della morte.
Il mio sfogo di oggi è solo una piccola crepa nel muro invaliabile che mi son abilmente costruita intorno, magari aspettando un cavaliere con le spalle così robuste da buttarlo giù.
Sarà il caldo, sarà la notte che ho passato in bianco ad occhi sbarrati, sarà la sindrome pre mestruale, non lo so.
Ma tutto mi sembra un peso enorme.
Mi sento sola.
Ma allstesso tempo, riesco ad allontanare tutti quelli che vorrebbero invece tendermi una mano.
Ho così paura di essere rifiutata, di non essere capita, di non venire riamata che ho smesso di cercare qualcuno che mi ami, che mi capisca.
Chiusa totalmente al mondo esterno, vivo per la mia piccola comunità.
Non dovrebbe essere così, ma non riesco, non voglio.
Ogni sconosciuto è un possibile creatore di dolore, ogni persona che cerca di avvicinarsi a me è una complicazione inutile.
Passerà? Lo spero.
Intanto leggo, entro in mondi lontani dal mio.
Sperando che serva.

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