Una lingua straniera appresa nelle scuole di giurisprudenza

«Lo so che la pregressa sussistenza  è un’espressione orribile.
Molte di quelle che usiamo noi avvocati lo sono.
Io cerco di limitarmi, ma spesso è inevitabile.
Ci sono giudici – o colleghi – con i quali non puoi evitare di parlare in modo orribile.
Se in un’arringa o una requisitoria parli in italiano corretto, non ti riconoscono come uno del mestiere.
Sei uno cui non dare credito.
Il gergo dei giuristi è la lingua straniera che imparano – che impariamo – sin dall’università per essere ammessi nella corporazione.
È una lingua tanto più apprezzata quanto più è capace di escludere i non addetti ai lavori dalla comprensione di quello che avviene nelle aule di giustizia e di quello che si scrive negli atti giudiziari.
Una lingua sacerdotale e stracciona al tempo stesso, in cui formule misteriose e ridicole si accompagnano a violazioni sistematiche della grammatica e della sintassi».
Gianrico Carofiglio, La regola dell'equilibrio, Torino, Einaudi, 2014, p.
36.
Sono parole che Gianrico Carofiglio ha messo in bocca al suo personaggio più famoso, l'avvocato Guido Guerrieri.
Non c'è altro da aggiungere.

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