Una partita geopolitica rischiosa: Washington gioca alla “Roulette Tibetana” con la Cina

di F.
William Engdahl su Global Research del 10/04/2008   Global Research, www.globalresearch.ca (Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova) 10 aprile 2008 Con tutta evidenza Washington ha intrapreso con Pechino una partita geopolitica oltremodo rischiosa, alimentando le fiamme della violenza in Tibet proprio in questo periodo tanto cruciale per le loro relazioni e durante la preparazione delle Olimpiadi in Cina.
Questo fa parte di una strategia di intensificazione della destabilizzazione della Cina, che è stata innescata nei mesi scorsi da parte dell’Amministrazione Bush.
La strategia comprende anche il tentativo di accendere una Rivoluzione “Zafferano” anti-Cinese nella regione confinante del Myanmar (Birmania), e portando truppe NATO sotto comando USA in Darfur, dove le compagnie petrolifere della Cina stanno sviluppando riserve di petrolio potenzialmente enormi.
La strategia prevede contromosse attraverso l’Africa ricca di minerali, ed include ostinati tentativi per trasformare l’India nella nuova più importante base avanzata degli Stati Uniti nel Sud del continente Asiatico per schierarla contro la Cina, sebbene la prova dei fatti indichi che il governo Indiano sta procedendo con molta cautela, visto che non desidera che le sue relazioni con la Cina vengano turbate.
Sicuramente, l’attuale operazione in Tibet aveva ricevuto il via libera nell’ottobre dello scorso anno, quando George Bush si è reso disponibile ad incontrare per la prima volta pubblicamente il Dalai Lama a Washington.
Il Presidente degli Stati Uniti non era inconsapevole degli alti rischi di un tale insulto a Pechino.
E Bush rendeva più aspra l’offesa verso il più importante partner commerciale dell’America, la Cina, accettando di presenziare presso il Congresso degli Stati Uniti alla consegna al Dalai Lama della Medaglia d’Oro del Congresso.
Le subitanee espressioni di appoggio ai monaci “cremisi” del Tibet da parte di George Bush, della Condi Rice, del francese Nicolas Sarkozy e della tedesca Angela Merkel più recentemente hanno assunto le dimensioni dell’assurdo.
La signora Merkel annunciava il suo boicottaggio col non presenziare in agosto alle Olimpiadi estive di Pechino, in segno di protesta per il trattamento di Pechino nei riguardi dei monaci Tibetani.
Quello che il suo ufficio stampa ometteva di comunicare era che lei fino a quel momento non aveva proprio progettato di recarvisi.
La dichiarazione della Merkel veniva seguita da quella del Primo Ministro della Polonia, il filo-Washington Donald [...]

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