Una questione seria

05/10/2017 di triskel182 Non so se sia leggenda o una storia vera, quello che raccontò Joseph Kennedy a proposito della crisi del 29: un giorno un lustrascarpe gli consigliò dei titoli buoni per la borsa. “Se il mio lustrascarpe ne sa più di me, c’è qualcosa che non va nel mondo della finanza” – la conclusione del senatore.Possiamo portare lo stesso ragionamento oggi: se a parlare di corruzione e corrotti sono persone come Lavia o la giornalista sportiva D’Amico (un maschio e una femmina, per non essere tacciato di maschilismo), usando pure argomentazioni vecchie di anni, un problema ce l’abbiamo.Meglio un corrotto che uno stato rotto cosa vuol dire? Che c’è una dose minima di corruzione (e di soldi pubblici rubati, di non meritocrazia) che è lecito consentire?“Mi dispiace essere realista: sopportare qualche corrotto è meglio che avere lo Stato rotto.
Io non sono più purista come un tempo”.Che direbbe Lavia o D’Amico se un giorno dovesse perdere il posto per un nominato, un ami...

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