Una sintesi di alcune pagine della BAITA DALLE BETULLE ROSSE

  Desperado: un paesello di circa ottocento abitanti.
Anni ’50 del secolo scorso.
Qui si parlava di una strana storia, ma se chiedevi delle spiegazioni o indicazioni, gli interpellati cercavano di sfuggirti o restavano impietriti.
I volti si riempivano di sgomento solo a sentirne parlare; se poi ti incontravi per strada con qualcuno a cui avevi chiesto informazioni, questi cercava di evitarti e ti passava lontano.
Mi chiesi cosa mai ci fosse di tanto orribile da terrorizzare la gente.
Se girovagavo all’imbrunire, non incontravo anima viva per strada.
Sentivo soltanto l’abbaiare di un cane allo spuntar della luna, oppure incrociavi un gatto che rincorreva qualcosa.
In quell’attimo te lo trovavi tra i piedi e se non avevi la prontezza di capire cosa stava accadendo restavi senza fiato.
Uno strano paesello, triste e squallido.
Case sparse qua e là, malandate, sperdute in una valle e sulle alture di una collina.
A est c’era un immenso altopiano, che si perdeva a vista d’occhio.
A nord una catena di monti, come se qualcuno li avesse disegnati.
A Sud-est, invece, il terreno da pianeggiante saliva gradatamente fino a diventare una piccola collina formando una “v”.
Sulla sommità, una piccola radura verdeggiante con tanti alberi di betulla.
Nel mezzo, una baracca fatta di tronchi di legno; a guardarla da lontano sembrava un dipinto.
Così, giorno dopo giorno, esplorai il paese e i dintorni.
Nei primi tempi fui costretto a dormire in una pensioncina.
Poi, con l’aiuto di una persona gentile, riuscii a trovare un’abitazione.
Un affitto accettabile.
La proprietaria, Maria Anderson, una distinta signora, viveva sola in quella modesta casa.
Un bellissimo cane, Scrizzi, pastore scozzese, di razza Lassie per intenderci, le teneva compagnia.
La signora mi disse che, a volte, abbaiava di notte, specialmente con la luna piena.
“Forse avrà i suoi motivi, signora — commentai — o abbaia perché qualcuno gli passa vicino, oppure sente qualcosa nell’aria, perché i cani sono intelligenti e hanno buon fiuto”.
Mi dica signora: lei è sposata? Ha dei parenti o nipoti? Tirò un sospirone dicendomi: — Se lei sapesse la mia storia…! Mi sono sposata giovane, avevo appena vent’anni; siamo stati felici io e mio marito....! E poi la guerra me lo ha portato via! Il mio Alfredo era tanto buono! Purtroppo si sa com’è la guerra: si sa quando si parte e non si sa quando si ritorna, se si ritorna! Sono trascorsi circa sette anni, ma del mio povero Alfredo non ho saputo più niente.
Persone che partirono con lui son [...]

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