Una spiegazione doverosa al disorientamento espresso dai tanti attivisti ed elettori del M5S rispetto alla nostra scelta di votare il candidato del Pd alla presidenza del Consiglio Regionale.

Una spiegazione doverosa al disorientamento espresso dai tanti attivisti ed elettori del M5S rispetto alla nostra scelta di votare il candidato del Pd alla presidenza del Consiglio Regionale.
Da premettere la pressione fortissima con cui abbiamo vissuto le settimane precedenti, che ci hanno visto respingere in ogni modo il tentativo di sancire il principio che un cittadino, in questo caso De Luca, fosse al di sopra della legge; tanto che fino a pochissimi giorni prima del consiglio neppure sapevamo se la consiliatura sarebbe iniziata o se, come auspicavamo, si sarebbe arrivati allo scioglimento del consiglio ed a nuove elezioni.
Sull’elezione a Presidente del Consiglio Regionale della Campania, avevamo più volte dichiarato di voler contribuire a restituire dignità e legalità a un'istituzione, infangata nel recente passato da presidenti arrestati e rinviati a giudizio, chiedendo che il candidato fosse una persona nè indagata nè condannata.
Una persona degna.
Richiesta a cui la maggioranza ha presentato quale nome “migliore”, se così si può dire, quello di Rosetta D’Amelio.
Nome subito, sapientemente, spinto anche da alcune tv e giornali.
Un nome che in base alle rapide ricerche effettuate nei pochissimi giorni antecedenti il Consiglio sembrava rispondente ai criteri oggettivi che avevamo richiesto.
E così il 9 luglio al primo Consiglio abbiamo espresso il nostro sostegno non alla persona, sia chiaro, bensì a dei valori di principio che avevamo posto come cardine per il ruolo di presidente, quale figura istituzionale di garanzia del Consiglio tutto.
Successivamente, grazie alle segnalazioni giunte dai territori, e come riportato da notizie si stampa, siamo venuti a conoscenza della condanna a sei mesi di reclusione per abuso d’ufficio ottenuta dalla stessa D'Amelio non più tardi del 2007.
Condanna sospesa e perciò non presente nel casellario giudiziale.
Che dire? Avessimo interpellato prima gli attivisti dei territori, condividendo con loro i possibili dubbi su una scelta così importante, non saremmo incorsi nell’errore di votarla.
Un errore di metodo, la non condivisione, che ci ha condotto ad un errore di merito: votare una persona condannata.
Ci scusiamo con gli attivisti e i sostenitori del M5S che si sono sentiti traditi da una scelta, che, alla luce degli elementi emersi, non è più sostenibile.
Ne siamo profondamente rammaricati.
Per tale ragione, oltre a constatare il comportamento irresponsabile della maggioranza, che non ha concesso ruoli di garanzia al secondo partito di opposizione in [...]

Leggi tutto l'articolo