"Unione Araba", il Cairo come Bruxelles

Buone notizie dal pre-vertice della Lega Araba che si tiene al Cairo.
I ministri degli Esteri dei Paesi arabi sono riuniti nella capitale egiziana per formulare una serie di proposte di riforma da sottoporre al voto dei loro premier che si incontreranno a Tunisi alla fine di marzo.
Nella relazione presentata dal Segretario Generale Amr Moussa prende piede l’idea di una aggregazione dei Paesi arabi orientata ad una scelta di modernità ed efficienza.
Molte delle riforme ipotizzate richiamano l’assetto istituzionale delle grandi costruzioni transnazionali dell’Occidente ed in particolare dell’Europa.
Tanto che vi sono state proposte di sostituire il nome “Lega” con “Unione”.
A parte gli aspetti formali però, è davvero un enorme passo avanti l’idea di avere un Parlamento arabo, un Consiglio di Sicurezza, una Corte di Giustizia ed una Banca di investimenti comune.
Sul piano politico bisogna registrare la ritrovata unità tra i componenti della Lega Araba che ci avevano abituato ad una contrapposizione permanente che manteneva in stallo tutte le posizioni.
Con ogni probabilità il nuovo spirito unitario è da attribuirsi alla preoccupazione condivisa di non lasciare troppo spazio ad un'egemonia americana nell’area, ipotesi che rappresenta una minaccia molto plausibile dopo la guerra in Iraq.
Come sempre accade, davanti ad un concreto pericolo si mettono da parte i personalismi ed i protagonismi e si colgono le opportunità di comunione piuttosto che coltivare le divisioni.
Per la prima volta i Paesi arabi mostrano di voler veramente incidere sugli equilibri politici della regione, diventando protagonisti del processo di pace nella questione israelo-palestinese, prendendosi cura del futuro della popolazione irachena, progettando un modello di sviluppo economico e sociale della società che rappresentano.

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