Unl calendario alla maniera degli antichi

Il deserto dell'Atacama è uno dei posti migliori per le osservazioni astronomiche, lontano dall'inquinamento luminoso con condizioni climatiche favorevoli.
Il luogo dove l'European Southern Observatory (ESO) ha installato cupole di varie forme e dimensioni.
Non vi cresce un filo d'erba e non vi vola neppure un moscerino, poche sono le piogge, se non dire nulle in alcune zone.
Sono le montagne che lo delimitano, da un lato la Cordigliera della Costa e dall'altro le Ande, che impediscono all'umidità di passare.
La regione porta il nome di un minerale, l'atacamite, di un bellissimo colore verde.
In quel vasto mondo che richiama alla mente il paesaggio che sonde e robot ci mostrano di Marte, sono stati notati certi massi ben levigati, come fossero stati all'interno di un torrente, alcuni disegnati su tutta la superficie, altri solo su piccole parti.
Sono petroglifi che pare risalgano a circa un migliaio di anni fa, per opera di una cultura precolombiana che frequentava la zona quando era presente un corso d'acqua.
Vi predominano disegni che ritraggono animali e uomini molto stilizzati, onde e serpenti tanto elaborati da richiamare alla mente circuiti elettrici, mentre altri sono di chiaro riferimento astronomico, il Sole e la Luna.
Varie spirali semplici e doppie, in senso orario o antiorario, erano simboli comuni in tutte le culture preistoriche dal chiaro significato, dietro una parvenza di aura magica, oltre che religioso, allo stesso tempo astronomico, riguardante il cammino del Sole durante l'anno.
Possiamo immaginare che gli antichi si chiedessero dove andasse a finire il Sole dopo il tramonto vedendo che ricompariva il giorno dopo un poco più a sinistra, ed ecco quindi perché i semicerchi superiori erano completati con quelli inferiori, rappresentati con una spirale allargata in senso orario, indicando il cammino del Sole dal solstizio invernale a quello estivo.

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