VELTRONI-FINI - FRATELLI D'ITALIA

Gli intrecci economico finanziari che dimostrano che tra i dirigenti del PD e il centrodestra di Fini-Berlusconi esiste un legame indissolubile.
Un legame che passa dalle famiglie di lungo lignaggio fascista.
Saluti comunisti Andrea di Andrea Cinquegrani Due storie eccellenti, due fratelli di vip.
Ecco in campo Valerio Veltroni, passato dai crac pisani da mille miliardi ai fasti mattonari romani col gruppo Parnasi.
E Massimo Fini, ai vertici dell'impero Angelucci, la dinasty convenzionata tutta d'oro...
Grandi manovre nel mattone romano.
Mega operazioni appena varate, oppure al nastro di partenza.
O in attesa di accordi, ormai sempre più bypartizan.
«La giunta Alemanno è niente più niente meno che l'esecutore testamentario di quanto voluto dalla giunta Veltroni», dicono senza mezzi termini da una municipalità all'altra i pochi “arrabbiati” rimasti sul territorio.
Perchè gli altri, a quanto pare, hanno deciso di tenere le bocche ben cucite.
Gruppo Caltagirone, come al solito, in prima linea, ma un po’ più defilato.
Preferisce, in questo momento politico, le manovre tattiche, comunque sempre, rigorosamente di stampo trasversale.
Mentre il cugino di famiglia, Franceso Bellavista Caltagirone, alias ‘o progressista, tra un party e l'altro per mega vip, fra una tartina al caviale con Fausto Bertinotti e un morso ai porti del Tirreno, è un po’ più esposto.
Loro, i padroni del cemento, di mezza Roma (l'altra fa capo - ironia della sorte - proprio ai Mezzaroma, con un rampollo, Luca Mezzaroma, sposo promesso di Mara Carfagna, e ad altri gruppi sparsi, ma di crescente peso), di mezza stampa italiana, si riposizionano.
Sul vascello mediatico di famiglia - il Messaggero - approda infatti l'ex direttore del Tg2 Mario Orfeo (per occuparne la poltrona, in pole position Genny Sangiuliano, ex portaborse di Sua Sanità Franco De Lorenzo), che torna quindi alla carta stampata dopo la direzione del Mattino e gli anni a Repubblica (prima la redazione napoletana poi quella romana).
Esordi, per Orfeo, al mensile Itinerario, promosso negli anni ‘80 da ‘O ministro, Paolo Cirino Pomicino: lui, Orfeo, era l'uomo-macchina, il “culo di pietra”, come lo definivano i colleghi; mentre a dirigere il patinato mensile omaggiato da miliardi di pubblicità degli enti parastatali (a quell'epoca Pomicino era ministro della Funzione pubblica, poi del Bilancio) era Antonio Galdo, per un anno al vertice dell'Indipendente edito da Italo Bocchino, l'attuale uomo forte di Fli.
I giochi tornano, anche al tavolo dei media: perchè Orfeo è il [...]

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