VISTI DA LONTANO. Da Roma Claudia Benassai

di Claudia Benassai Michelangelo Antonioni e Basiluzzo: L’ipocrisia cinematografica della scomparsa.
Cinema e Paesaggio.
Elementi che creano un binomio perfetto agli occhi dello spettatore per la caratteristica di non essere solo un elemento scenico che fa da sfondo ai personaggi, alla trama, alla vicenda narrata, ma elemento essenziale quanto i protagonisti del set.
Il rapporto tra cinema e paesaggio è probabilmente poco studiato nel mondo accademico.
Il rapporto spesso è di reciproca dipendenza e vede protagoniste ancora una volta le isole Eolie. Tutti i film che sono stati girati alle Isole da Stromboli Terra di Dio di Roberto Rossellini a Caro Diario di Nanni Moretti esaltano un paesaggio che non è un semplice elemento pro filmico, ma è coprotagonista insieme agli attori.  Il paesaggio come Musa ispiratrice, il paesaggio come incarnazione della volontà divina, il paesaggio come sfondo di un destino tragico, il paesaggio come rappresentazione filosofica di rapporti umani, così labili che è possibile perdersi anche su un’isola sperduta in mezzo al mare.  Quello che accade proprio nell’Avventura di Michelangelo Antonioni.  Il paesaggio qui spesso diventa, , un vero e proprio personaggio, un interlocutore, molte volte uno spietato antagonista nei confronti dei personaggi; non è più uno specchio dell'anima, non è più spazio dell'azione ma, al contrario, diventa spesso un luogo vasto, opaco, in cui l'azione e a volte anche i personaggi rischiano di perdersi; una soglia appunto in cui s'intravedono i limiti della cultura e della conoscenza.
E’ stato definito un giallo capovolto, proprio perché al regista non interessa far luce sulla sparizione della protagonista, ma mettere a nudo i sentimenti e le reazioni di chi prende parte all’azione che spesso trabocca di scene in cui domina il silenzio e l’abbandono.
Quindi un percorso esistenziale,filosofico che ha come protagonista l’isolotto di Basiluzzo a Panarea.
Un’isola che è presentata ostile e ignota.
Un microcosmo rappresentativo che è essenziale al fine ultimo di Michelangelo  Antonioni: dare risalto al tema dell’incomunicabilità.
Rapporti  umani che si stringono solo per pietà e senso dell’abbandono.
Una ricerca per una persona scomparsa che alla fine è solo la dimostrazione del pessimismo del regista ferrarese.
L’isolotto di Basiluzzo diventa l’elemento naturale che scatena nello spettatore la consapevolezza che c’è altro rispetto a una scomparsa.
C’è l’ipocrisia di unirsi per far finta di voler arrivare alla verità.

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