VITA E MORTE CORRONO IN RETE

  Una foto, una storia: Tiziana Cantone ricorre al suicidio per mettere fine alla sua giovane vita travagliata.
Siamo ancora a doverci sentire responsabili, anche se non direttamente, per una morte assurda dovuta anche a noi che siamo sui social, siamo internauti e "colpevoli" anche di una semplicissima virgola fuori posto quando scriviamo.
"Il fatto che noi facciamo delle merde, non vuol dire che dobbiamo vivere al cesso tutti i giorni; la merda va fatta ma non va guardata".
Così si esprime Oliviero Toscani in una recentissima intervista per definire "Instgram".
Credo che queste parole nude e crude, siano l'esatta cornice per inquadrare un fenomeno che ci sta sfuggendo di mano giorno dopo giorno e a seguire, mettiamoci pure la rete nelle sue espressioni più comuni come i social, youtube e quant'altro siamo soliti spazzolare dalla mattina alla sera: ecco il cerchio magico dove ci siamo tutti con i nostri difetti, le nostre ansie, le nostre porcherie e le nostre manifestazioni che vanno oltre ogni lecito.
Scusatemi parlo al plurale, ma intendiamoci, virtualmente siamo tutti implicati e caricarci indirettamente anche di questa ennesima morte, ci tocca.
Dicevo alcuni giorni fa che non ci facciamo mancare nulla e la povera Tiziana è stata vittima delle sue peripezie eccessive e fuori da ogni legittima aspettativa.
Leggo da un articolo in rete del 17/05/15: "...un altro video da ballare per la regina della fellatio...", una palese dimostrazione di una vita in rete trasgressiva oltre ogni lecito.
Ebbene, nell'essere regina, osè e protagonista assoluta delle schermate personali in rete, la Tiziana è stata manipolata, sfruttata, sputtanata oltre ogni limite e la sua battaglia nel tempo, prendendo atto di come tutto poi si ritorce contro, è stata decisiva, tosta e reiterata: ha chiesto alla magistratura il così detto "diritto all'oblio" ovvero, il diritto personale affinché fossero tolte dal web, foto e filmati audaci e compromettenti.
Ebbene, nonostante le sue ragioni e l'aver ottenuto "giustizia", trattasi di missione impossibile: la robaccia che insozza la rete non sarà mai tolta, le immagini restano ad imperitura memoria nel tempo.
Per questo e per i 20.000 euro di spese sopportate per la causa, Tiziana non ha potuto far altro che ammazzarsi.
Allora, siamo alla farsa di un paese che non sa che pesci pigliare, a una rete che non ti perdona lo sbadiglio coperto con la mano sbagliata portata davanti alla bocca e al pentimento di una persona che ha sbagliato tutto nella vita ma che rendendosene conto, non può tornare [...]

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