VIVA SANREMO

Sanremo è il simbolo dell'Italia delle cicale.Anche se si svolge alla fine dell'inverno prelude alla spensieratezza estiva, che connota indelebilmente il carattere del nostro popolo.Dodici milioni di concittadini si sono assiepati davanti al televisore per sottolineare l'importanza dell'evento, magistralmente coordinato dal pontifex maximus Baudo e dalla sacerdotessa Hunziker, esemplari inimitabili della religione più sentita e praticata nella terra del bel canto: la musica o, meglio, la canzonetta.Confesso di non aver visto né ascoltato alcuna esibizione.
Di sguincio ho intravisto le malferme entrate, sul palcoscenico dell'Ariston, di due vecchi fusti come Dorelli e Bongiorno, ed ho lestamente cambiato programma al primo muovere di labbra dei due personaggi, vere colonne della nazione dello spettacolo e della patria canterina.Altro che santi, navigatori, poeti, esploratori...Siamo un paese di canzonettari e non ci vengano a disturbare né le crisi di governo , né gli aumenti delle tasse. Cio' che conta è sopravvivere cantando."L'italiano vero", come urlava uno dei celebri cantanti delle Sanremo passate, non si perde un gorgoglìo, anche se scoppiasse la terza guerra mondiale o strangolassero la propria madre.Ciò che conta è non pensare, ma intrupparsi nelle folle smisurate che inneggiano in coro al divo (superpagato) di turno.Tutto il resto non esiste.Viva Sanremo.
Come faremmo senza?

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