Vae victis

  Tito Livio , nella sua Storia Romana , scrive che Brenno , nel 390 A.C.
, dopo aver sconfitto l’ esercito romano e saccheggiato Roma, propose ai magistrati dell’ Urbe di riscattare la città contro il versamento di 1000 libbre d'oro.
I Romani dapprima accettarono, poi protestarono quando si accorsero che le bilance utilizzate per la pesa del riscatto erano state alterate ; Brenno allora gettò sul piatto dei pesi anche la sua spada , in modo da aumentare il valore del bottino richiesto , pronunciando la famosa frase "Vae victis!" .
"Guai ai vinti!".
    “” Esiste nella realtà una controstoria dell’ unità italiana , mai considerata dalla retorica risorgimentale , che ha a che fare con le efferatezze compiute dall’ esercito savoiardo negli appena conquistati territori , abitati da gente che ignorava l’ esistenza di un nuovo re e di una nuova capitale .
Torino , una capitale sideralmente lontana .
Sempre che un cafone del Sud  riuscisse ad immaginarla .
Le truppe savoiarde calate nelle terre di avulsi da ogni contatto con il mondo , più che accolti come liberatori furono scambiati per occupanti .
Erano le terre dove erravano  i resti di quello che era stato l’ esercito del re delle Due Sicilie .
Forse qualcuno tentò di cercare un contatto , di spiegare .
Insormontabile la barriera dei dialetti .
C’ è tuttavia un gergo che tutti gli uomini riescono a comprendere e che i soldati di Vittorio Emanuele II cominciarono subito a “parlare” , quello della “forza” .
Sotto il controllo dei fucili , le truppe sabaude concentrarono i brandelli dell’ esercito borbonico .
Come generalmente accade , la “storiografia dei vincitori” ha trascurato , nel clamore degli eroismi su cui poggia l’ epopea unitaria , la tragedia di migliaia di vinti .
L’ esercito napoletano , che nel maggio 1860 contava circa 97mila uomini , nel dicembre dello stesso anno si era del tutto disciolto .
Dal 1861, a gruppi più o meno consistenti , i vinti cominciarono ad essere deportati in giro per l’ Italia , allontanati dalle terre d’ origine dove , in via di normalizzazione , ogni tentativo di autonomia e difesa veniva risolto a fucilate .
Da Torino le indicazioni del monarca erano precise, inflessibili e radicali .
Si doveva stabilire l’ ordine .
Con le buone o le cattive far intendere che la storia aveva voltato pagina .
………………………………..
I reparti regolari dell’ esercito piemontese , con battute di rastrellamento , deportarono tutti gli uomini dall’ apparente età tra i venti e i [...]

Leggi tutto l'articolo