Vagabonda

 
 
               
 
 
Ricurva, hai chiusi gli occhi e strette le mani
Ti nutri di nebbia e respiri la pioggia.
Nel silenzio non guardi un mondo che non t’approva,
che geme e d’affanno si strema
nel far della tua beffa, figlia d’un destino sepolto,
madre d’un cammino bacato.
Ti lasci guardare,
sputi di pensieri e giudizi, ricolmare al posto dei soldi,
le tue tasche forate da giorni che non sanno di momenti,
o forse di minuti trascorsi,
ma di memorie remote trafugate dal tempo
di un passato fallito
ancor prima di diramare i raggi della sua alba.
 
Non sai che di nulla
in un tempo senza costrutto
con un presente che diviene passato
nell’ombra d’un futuro
come il sole che ora sorge
ed effimero disegna sulle tue labbra congiunte
una satirica smorfia
che scompare maligna
senza neanche l’illusione che,
in un momento, ci sia stata,
neanche un attimo di tregua,
che t’abbia resa meno identica
a quella che hai ceduto alla notte.
Ma tu sei la stessa, mai cambiata,
mai trasformata neanche da una ...

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